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Gigi Buffon, portiere della Juventus e della Nazionale, durante un
allenamento. |
In ogni sport
di squadra l’allenamento situazionale riveste un’importanza fondamentale. E
la sua incidenza è ancor più alta percentualmente in ruoli molto tecnici
quale quello del portiere di calcio. Il “vissuto” di questo atleta è
necessario per poter completare tutto il lavoro tecnico comunemente definito
“a secco”, dove per vissuto intendiamo tutte le situazioni di gara in cui
esso è stato impegnato. Gli schemi motori che divengono abilità dopo le ore
di lavoro svolto in campo, saranno senz’altro molto più efficaci se in aiuto
del portiere, nelle occasioni in cui è chiamato in causa, verrà la memoria.
È proprio grazie a questa memoria che il più delle volte l’atleta riesce a
riconoscere inconsciamente una situazione e ad adattarvi quindi la risposta
atletica o tattica più efficace.
Ogni portiere si crea pertanto un bagaglio di nozioni che lo portano alla
soluzione più appropriata per affrontare la partita in ciò che lo vede
coinvolto. Per questo molte volte si preferisce orientarsi nella scelta
verso un atleta più esperto, a scapito di uno più giovane e scattante.
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Un portiere calcia in porta per allenare il compagno. |
L’esperienza è fondamentale e nel portiere, che ha
pochi margini di errore, lo è ancora di più. Purtroppo però, come per la
personalità, è vero che anche l’esperienza non si può trasmettere. Ogni
portiere ha il proprio ”, il suo archivio personale, proprio perché ogni
portiere è diverso dagli altri per qualità fisiche e psicologiche e quindi
l’adattamento che fa al proprio intervento è diverso da quello di un altro
portiere.
Ecco allora che con questi presupposti l’allenamento situazionale diventa
fondamentale in un programma di preparazione ben strutturato. E noi tecnici,
allenatori di portieri, dobbiamo orientare le nostre esercitazioni nel
ricreare le situazioni di gara aiutando il nostro allievo a costruirsi il
più velocemente possibile il proprio archivio personale. In tal modo il
portiere sarà sicuramente più pronto nelle risposte che dovrà dare quando si
troverà a fronteggiare le varie situazioni di gioco in cui è chiamato in
causa.
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I portieri dell’Atalanta in fase di allenamento. |
Le infinite ripetizioni
cui sottoponiamo i nostri atleti hanno come scopo il raggiungimento della
corretta esecuzione del gesto tecnico e la sua ottimizzazione, che accresce
la velocità e la precisione d’intervento, ma è solo grazie all’allenamento
situazionale che otteniamo il miglioramento vero. E se è vero che il miglior
allenamento situazionale è la partita, noi come preparatori dobbiamo
adoperarci nel proporre lavori e sedute di allenamento che richiamino il più
fedelmente possibile l’ambiente-gara.
Tutto questo iniziando dal luogo stesso in cui andiamo a lavorare, un luogo
che non può essere relegato ad angoli di campo, ma deve essere
necessariamente svolto con i riferimenti reali in cui il portiere opera e
cioè la porta, l’area di rigore, il terreno di gioco nel suo complesso.
Un altro fattore importante che deve essere rispettato quando si propongono
allenamenti situazionali è la velocità di esecuzione dell’esercitazione
proposta. In gara, ad esempio, una palla respinta è sempre causa di altre
eventuali azioni pericolose. Ecco quindi come sia necessario non limitarsi
al puro e semplice intervento, ma – nel caso proposto – esortare il nostro
portiere a finire l’azione con la presa finale e la conseguente impostazione
d’azione di attacco col lancio verso compagni liberi di impostare il gioco.
Proposte di
esercitazione
Proposta numero 1
Si dispongono delle sagome a simulare una difesa schierata a quattro fuori
area. Un portiere in porta. Il preparatore si pone davanti alle sagome
avendo ai lati i portieri non direttamente coinvolti nell’esercitazione e si
passa la palla con loro. A un certo punto esegue un lancio tra le sagome
invitando i portieri-collaboratori a eseguire il taglio verso il pallone. Il
portiere posto in porta dovrà “leggere” la situazione e decidere se eseguire
un’uscita (pallone lungo) o rimanere in porta ad aspettare il tiro (pallone
corto).
Proposta numero 2
Si dispone un portiere in porta: gli altri, non direttamente coinvolti
nell’esercitazione, si dispongono nei pressi del dischetto del rigore e uno
si pone nei pressi del centrocampo, scegliendo e variando continuamente la
zona presidiata. Il preparatore calcia dei palloni da fuori area. Il
portiere dovrà cercare di parare, quantunque ostacolato dalla presenza dei
compagni davanti a lui. Se respinge il pallone, dovrà immediatamente
attivarsi per recuperarlo o dovrà tenersi pronto per l’eventuale ribattuta.
Una volta entrato in possesso della palla, dovrà effettuare il lancio per il
compagno posto nei pressi del centrocampo.
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