È stato
condotto un sondaggio, intervistando 30 portieri, dalla serie A alla C2,
mirato a valutare e focalizzare gli aspetti legati al ruolo e valutarne le
modalità relazionali.

Qualità
psicologiche
Secondo la totalità degli intervistati le qualità importanti per un portiere
sono soprattutto di natura psicologica: “essere distaccati” ovvero
non subire troppo le pressioni, “essere tranquilli” nel gestire le
emozioni in gara, quando si viene messi in discussione e nei confronti dei
compagni, “essere freddi”, “essere forti”. Sono questi i termini più
utilizzati dagli intervistati per descrivere la capacità di affrontare le
situazioni in campo (episodi, errori, etc.) e per gestire le emozioni ad
esse collegate e saperle poi comunicare.
Autostima, personalità, senso di responsabilità e concentrazione sono legati
al fatto che il ruolo del portiere implica grosse responsabilità. Un suo
errore, infatti, può costare parecchio, inoltre è più facile che gli vengano
imputate colpe e che venga messo in discussione.Avendo maggiore visuale del
campo, è importante che sappia dirigere i compagni ed assumersi la
responsabilità nell’affrontare, in tempi rapidi, certe situazioni. Creare
sintonia e buoni rapporti con i compagni, il saper coinvolgere, supportare
ed incitare i compagni rappresentano qualità che si riferiscono alla sue
capacità relazionali e comunicative.
Isolamento psicologico
Sono emersi anche momenti di isolamento psicologico che avvengono: quando la
palla è lontana dalla propria area, e quindi è più facile “assentarsi”,
quando fa molto freddo ed il portiere rimane inattivo oltre un certo lasso
di tempo, nell’immediato dopo aver commesso un grave errore, quando la gara
ha preso ormai un andamento positivo e quindi si sente meno il rischio.
Alcuni portieri dichiarano di essere in difficoltà nel descrivere con
esattezza quando questi momenti di isolamento intervengano. Si è
riscontrato, inoltre, che, quando nei momenti precedenti alla gara si
verificano problematiche personali, anche di natura privata, i momenti di
isolamento tendono a manifestarsi con maggiore frequenza, anche
indipendentemente a ciò che accede in campo. Durante il momento di
“isolamento” i portieri fanno pensieri rivolti o alle azioni di gioco
passate e rivolti ad azioni successive. In questi casi i portieri, per
ritrovare la concentrazioni sul presente, adottano alcune strategie:
utilizzano il movimento spostandosi o eseguendo gesti ginnici, si rivolgono
ai compagni per rimanere presenti all’azione, cercano di toccare il pallone
alla prima occasione.
Allenamento
mentale
Il 90% degli intervistati ritiene che possa essere utile integrare
l’allenamento fisico-tecnico-tattico con quello mentale, mentre solo un 10%
dichiara di non essere sicuro della sua efficacia. Circa il 70% ha
dichiarato di non conoscere l’esistenza di uno specifico allenamento mentale
e, richiesto di indicare in quale aree esso dovrebbe agire, ha indicato: la
gestione dell’errore, le comunicazioni col resto della squadra, la
concentrazione, la gestione delle tensioni (pre e post partita), la gestione
delle emozioni, la ricerca delle motivazioni ed il senso di auto-efficacia,
supporto nei momenti di crisi (anche extra-calcistica) e nel vivere la
condizione di portiere di riserva. Alcuni portieri più esperti hanno anche
sottolineato che, in età giovanile, avrebbero voluto essere supportati
dall’allenamento mentale e che questa metodologia potrebbe essere
particolarmente indicata proprio all’interno dei settori giovanili.
Figure di riferimento
È stato poi chiesto di indicare quale fossero le figure di riferimento ed il
73% ha indicato nel preparatore dei portieri il punto di riferimento
principale. Altre figure sono risultate essere:l’allenatore o
l’ex-allenatore (13%), alcuni compagni di squadra (10%), qualche figura di
dirigente (13%), il proprio procuratore (6%), un altro portiere (3%). In
ambito extra-calcistico gli intervistati hanno indicato quale punto di
riferimento: la famiglia (56% e fra questi la fidanzata/moglie il 47%, il
padre 47%, altre figure familiari il 29%), gli amici (16%) mentre un 37%
nonna indicato punti di riferimento al di fuori dell’ambiente lavorativo.
La quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di sentirsi integrata
all’interno del proprio gruppo. Alcuni, tuttavia, ricordano episodi del
passato in cui hanno dovuto affrontare questo tipo di problema e, nella
maggior parte dei casi, dichiarano che stavano attraversando un momento di
difficoltà e “in questi casi è facile che il dito venga puntato sul
portiere”.
Differenza del ruolo
Il 73% di quanti hanno risposto alla domanda, descrive il proprio ruolo di
portiere come quello di un ruolo gravato da maggiori responsabilità rispetto
ai compagni di squadra e certamente quello in cui l’errore pesa di più.
Generalmente, ritengono gli intervistati, al portiere è facile che vengano
imputate colpe ed errori, specialmente quando le cose vanno male, mentre
quando vanno bene si passa facilmente in secondo piano. La differenza
percepita nei confronti dei compagni è la impossibilità di permettersi anche
l’errore più minimo e che, quindi, occorra un maggior lavoro a livello
mentale. Se la squadra non va bene, è molto facile che il portiere venga
sostituito.
Il 18% degli intervistato considera il ruolo del portiere come un ruolo
diverso, atipico. Il ruolo viene visto come quello di un “non giocatore
in quanto si ha il compito di distruggere anziché costruire”. Un 9% è
convinto che, essendo il ruolo del portiere, più degli altri, più esposto al
rischio, questo determini sbalzi di umore che devono comunque essere gestiti
anche perché ciò contribuisce a dare
una
sensazione di tranquillità ai propri compagni.
È stato poi chiesto se il portiere debba contare su se stesso o se debba
essere supportato dai compagni: quasi tutti, pur ritenendo importante il
supporto dei compagni o di parte di essi, hanno dichiarato di contare
principalmente su se stessi La frase che meglio riassume questa tendenza
generale è “in porta ci sono io, non gli altri”.
È più importante la fiducia dell’allenatore o quella dei compagni? A questa
domanda il 60% ha risposto di ritenere più importante la fiducia dei
compagni, mentre il 37% ritiene compagni ed allenatore importanti in egual
misura. Solo un 3% dichiara di aver fiducia esclusivamente nell’allenatore.
È stato poi chiesto ai portieri di indicare le persone con le quali parlano
più spesso della gara. Anche in questo caso le s risposte sono state
univoche: della partita si parla tutti insieme mentre, per quanto riguarda i
particolari della propria prestazione, la persona di riferimento è il
preparatore dei portieri.
Rapporto
col preparatore e col mister
Per quanto riguarda il rapporto col preparatore atletico, tutto il campione
degli intervistati si è mostrato compatto nel sottolineare l’importanza del
legame che si viene a creare col proprio preparatore. Il rapporto, a detta
degli intervistati, dovrebbe: essere improntato al dialogo ed alla lealtà,
garantire il feed back sulla condizione fisica e mentale (anche e
specialmente quando le cose non vanno bene), dare la possibilità di
esprimere la propria opinione anche nella costruzione delle sessioni di
allenamento, rispettare i tempi di reciproca conoscenza per dar modo di
istaurare un rapporto di fiducia ed infine dovrebbe assicurare l’attenzione
alle differenze tra i vari individui.
Sostanzialmente tutti gli intervistati ritengono indispensabile la sintonia
e l’integrazione fra allenatore e preparatore, anche perché diverse
posizioni da parte delle due figure comporterebbero confusione su chi
seguire dei due e questo si rifletterebbe, poi, sul piano della preparazione
e della tranquillità mentale. Si ritiene quindi indispensabile la perfetta
sintonia di vedute all’interno dello staff tecnico della squadra. Nel caso
di dicotomia di pareri, alla domanda “nel qual caso, chi seguiresti?”
quasi la totalità ha indicato nel preparatore dei portieri la figura di
riferimento.Alcuni arrivano addirittura a dichiarare che seguono i consigli
del preparare in quanto, non avendo il mister giocato in porta, fa fatica a
capire le esigenze del ruolo.
Coinvolgimento nell’allenamento tattico della squadra
Tra i portieri più esperi intervistai, il 58% ha dichiarato di sentirsi
molto coinvolto, il 17% discretamente, 1l 25% abbastanza. Tra i portieri più
giovani il 23% ha dichiarato di sentirsi molto coinvolto, il 30%
discretamente e il 4/% abbastanza.
Ciò che risulta più facile sono i movimenti della difesa mentre risultano
più difficili la fase offensiva, il coordinamento dei movimenti dei reperti,
il fuorigioco e la risalita della squadra rispetto al gioco avversario.
Il 53% del campione ritiene utile essere coinvolti nel lavoro tattico del
resto della squadra. Il 20% dichiara che sia naturale essere coinvolti, il
10% ritiene più utile il lavoro col preparatore, il 6% dichiara utile
l’utilizzo di mezzi didattici, un altro 6% ritiene fondamentali le
spiegazioni circa ogni fase di gioco ed un 3% l’osservazione dei portieri
più esperti.
Tutti, poi, chi più chi meno, dichiarano di controllare, oltre ai propri, i
movimenti della squadra e quasi tutti si sentono realmente in grado di
guidare i movimenti della proprio difesa. I portieri che sono da poco
passati dalla Primavera alla Prima squadra hanno dichiarato di aver trovato
non poche difficoltà nel farsi ascoltare e seguire da parte dei compagni.
Titolare o riserva, cambia l’atteggiamento?
Per il 43% degli intervistati l’atteggiamento mentale durante la settimana
non cambia in quanto si ritiene importante allenarsi nel caso si dovesse
entrare in campo per sostituire il compagno. Un 40% dichiara di allenarsi
peggio se sa di non essere titolare in quanto, a livello mentale, ci si
sente più distaccati, si curano meno i dettagli e si studiano meno gli
avversari Viene a mancare quella tensione che permette poi di sentirsi
“pronti”. Inoltre, nel comportamento privato, l’essere riserva ti induce
ad un comportamento meno controllato e si prova molta rabbia nel caso non
siano chiari i motivi dell’esclusione. Infine un17% ritiene che il portiere
di riserva debba impegnarsi e lavorare di più proprio per convincere
l’allenatore, dando maggiore qualità al lavoro e dedicandovi più tempo.
Da sottolineare che le risposte cambiano a seconda se si tratti di portieri
ormai esperti (che tendenzialmente non cambiano il proprio atteggiamento) o
doi giovani portieri (la cui maggioranza dichiara di allenarsi peggio). Da
evidenziare come chi è riserva sottolinei il suo desiderio di essere
trattato alla stessa maniera del titolare e di essere costantemente motivato
grazie all’importante lavoro del preparatore.
Gerarchia o competizione?
Per il 53% degli intervistati è molto importante che vi sia una gerarchia
ben definita in quanto la competizione continua accentua troppo la tensione.
I ruoli tra titolare e riserva devono essere chiari e la competizione deve
svolgersi solo all’interno di una gerarchia per permettere maggiore fiducia
e tranquillità.
Un 37%, invece, preferisce un clima di competizione in quanto, se gioca il
più bravo, questo rappresenta una motivazione che induce a voler dare il
meglio di sé.
Un 10% si dichiara indifferente.
Assunzione di responsabilità
L’80% degli intervistati tende ad assumersi completamente la proprio
responsabilità di fronte agli errori commessi. Di questo campione, il 53%
dichiara che ciò dipende dal proprio carattere, mentre il 47% ritiene che
“oltre alle caratteristiche personali, sia il ruolo stesso che porta ad
assumersi maggiori responsabilità”.
Nell’assumersi le proprio responsabilità, il 23% di definisce ipercritico
nei propri confronti, il 47% sostiene che questo atteggiamento rappresenti
una buona spinta al miglioramento ed il 30% non indica un vissuto
particolare.
Scaramanzia
Per concludere, l’80% degli intervistati dichiara di non essere
scaramantico, mentre il restante 20% dichiara di credere nella scaramanzia.Tra
i vari atteggia,menti scaramantici,il più diffuso è quello di indossare in
gara sempre gli stessi indumenti, mentre i riti pre-gara vengono visti come
momenti per la ricerca della giusta concentrazione.