Parlano i portieri

 Aspetti del ruolo e modalità relazionali
di Vittorio Tubi, Isabella Croce e Francesca De Stefani - Psicologi : fonte-  rivista "L'Allenatore"

 
  È stato condotto un sondaggio, intervistando 30 portieri, dalla serie A alla C2, mirato a valutare e focalizzare gli aspetti legati al ruolo e valutarne le modalità relazionali.

Qualità psicologiche
Secondo la totalità degli intervistati le qualità importanti per un portiere sono soprattutto di natura psicologica: “essere distaccati” ovvero non subire troppo le pressioni, “essere tranquilli” nel gestire le emozioni in gara, quando si viene messi in discussione e nei confronti dei compagni, “essere freddi”, “essere forti”. Sono questi i termini più utilizzati dagli intervistati per descrivere la capacità di affrontare le situazioni in campo (episodi, errori, etc.) e per gestire le emozioni ad esse collegate e saperle poi comunicare.
Autostima, personalità, senso di responsabilità e concentrazione sono legati al fatto che il ruolo del portiere implica grosse responsabilità. Un suo errore, infatti, può costare parecchio, inoltre è più facile che gli vengano imputate colpe e che venga messo in discussione.Avendo maggiore visuale del campo, è importante che sappia dirigere i compagni ed assumersi la responsabilità nell’affrontare, in tempi rapidi, certe situazioni. Creare sintonia e buoni rapporti con i compagni, il saper coinvolgere, supportare ed incitare i compagni rappresentano qualità che si riferiscono alla sue capacità relazionali e comunicative.

Isolamento psicologico
Sono emersi anche momenti di isolamento psicologico che avvengono: quando la palla è lontana dalla propria area, e quindi è più facile “assentarsi”, quando fa molto freddo ed il portiere rimane inattivo oltre un certo lasso di tempo, nell’immediato dopo aver commesso un grave errore, quando la gara ha preso ormai un andamento positivo e quindi si sente meno il rischio. Alcuni portieri dichiarano di essere in difficoltà nel descrivere con esattezza quando questi momenti di isolamento intervengano. Si è riscontrato, inoltre, che, quando nei momenti precedenti alla gara si verificano problematiche personali, anche di natura privata, i momenti di isolamento tendono a manifestarsi con maggiore frequenza, anche indipendentemente a ciò che accede in campo. Durante il momento di “isolamento” i portieri fanno pensieri rivolti o alle azioni di gioco passate e rivolti ad azioni successive. In questi casi i portieri, per ritrovare la concentrazioni sul presente, adottano alcune strategie: utilizzano il movimento spostandosi o eseguendo gesti ginnici, si rivolgono ai compagni per rimanere presenti all’azione, cercano di toccare il pallone alla prima occasione.

Allenamento mentale
Il 90% degli intervistati ritiene che possa essere utile integrare l’allenamento fisico-tecnico-tattico con quello mentale, mentre solo un 10% dichiara di non essere sicuro della sua efficacia. Circa il 70% ha dichiarato di non conoscere l’esistenza di uno specifico allenamento mentale e, richiesto di indicare in quale aree esso dovrebbe agire, ha indicato: la gestione dell’errore, le comunicazioni col resto della squadra, la concentrazione, la gestione delle tensioni (pre e post partita), la gestione delle emozioni, la ricerca delle motivazioni ed il senso di auto-efficacia, supporto nei momenti di crisi (anche extra-calcistica) e nel vivere la condizione di portiere di riserva. Alcuni portieri più esperti hanno anche sottolineato che, in età giovanile, avrebbero voluto essere supportati dall’allenamento mentale e che questa metodologia potrebbe essere particolarmente indicata proprio all’interno dei settori giovanili.

Figure di riferimento
È stato poi chiesto di indicare quale fossero le figure di riferimento ed il 73% ha indicato nel preparatore dei portieri il punto di riferimento principale. Altre figure sono risultate essere:l’allenatore o l’ex-allenatore (13%), alcuni compagni di squadra (10%), qualche figura di dirigente (13%), il proprio procuratore (6%), un altro portiere (3%). In ambito extra-calcistico gli intervistati hanno indicato quale punto di riferimento: la famiglia (56% e fra questi la fidanzata/moglie il 47%, il padre 47%, altre figure familiari il 29%), gli amici (16%) mentre un 37% nonna indicato punti di riferimento al di fuori dell’ambiente lavorativo.
La quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di sentirsi integrata all’interno del proprio gruppo. Alcuni, tuttavia, ricordano episodi del passato in cui hanno dovuto affrontare questo tipo di problema e, nella maggior parte dei casi, dichiarano che stavano attraversando un momento di difficoltà e “in questi casi è facile che il dito venga puntato sul portiere”.

Differenza del ruolo
Il 73% di quanti hanno risposto alla domanda, descrive il proprio ruolo di portiere come quello di un ruolo gravato da maggiori responsabilità rispetto ai compagni di squadra e certamente quello in cui l’errore pesa di più. Generalmente, ritengono gli intervistati, al portiere è facile che vengano imputate colpe ed errori, specialmente quando le cose vanno male, mentre quando vanno bene si passa facilmente in secondo piano. La differenza percepita nei confronti dei compagni è la impossibilità di permettersi anche l’errore più minimo e che, quindi, occorra un maggior lavoro a livello mentale. Se la squadra non va bene, è molto facile che il portiere venga sostituito.
Il 18% degli intervistato considera il ruolo del portiere come un ruolo diverso, atipico. Il ruolo viene visto come quello di un “non giocatore in quanto si ha il compito di distruggere anziché costruire”. Un 9% è convinto che, essendo il ruolo del portiere, più degli altri, più esposto al rischio, questo determini sbalzi di umore che devono comunque essere gestiti anche perché ciò contribuisce a dare

una sensazione di tranquillità ai propri compagni.
È stato poi chiesto se il portiere debba contare su se stesso o se debba essere supportato dai compagni: quasi tutti, pur ritenendo importante il supporto dei compagni o di parte di essi, hanno dichiarato di contare principalmente su se stessi La frase che meglio riassume questa tendenza generale è “in porta ci sono io, non gli altri”.
È più importante la fiducia dell’allenatore o quella dei compagni? A questa domanda il 60% ha risposto di ritenere più importante la fiducia dei compagni, mentre il 37% ritiene compagni ed allenatore importanti in egual misura. Solo un 3% dichiara di aver fiducia esclusivamente nell’allenatore.
È stato poi chiesto ai portieri di indicare le persone con le quali parlano più spesso della gara. Anche in questo caso le s risposte sono state univoche: della partita si parla tutti insieme mentre, per quanto riguarda i particolari della propria prestazione, la persona di riferimento è il preparatore dei portieri.

Rapporto col preparatore e col mister
Per quanto riguarda il rapporto col preparatore atletico, tutto il campione degli intervistati si è mostrato compatto nel sottolineare l’importanza del legame che si viene a creare col proprio preparatore. Il rapporto, a detta degli intervistati, dovrebbe: essere improntato al dialogo ed alla lealtà, garantire il feed back sulla condizione fisica e mentale (anche e specialmente quando le cose non vanno bene), dare la possibilità di esprimere la propria opinione anche nella costruzione delle sessioni di allenamento, rispettare i tempi di reciproca conoscenza per dar modo di istaurare un rapporto di fiducia ed infine dovrebbe assicurare l’attenzione alle differenze tra i vari individui.
Sostanzialmente tutti gli intervistati ritengono indispensabile la sintonia e l’integrazione fra allenatore e preparatore, anche perché diverse posizioni da parte delle due figure comporterebbero confusione su chi seguire dei due e questo si rifletterebbe, poi, sul piano della preparazione e della tranquillità mentale. Si ritiene quindi indispensabile la perfetta sintonia di vedute all’interno dello staff tecnico della squadra. Nel caso di dicotomia di pareri, alla domanda “nel qual caso, chi seguiresti?” quasi la totalità ha indicato nel preparatore dei portieri la figura di riferimento.Alcuni arrivano addirittura a dichiarare che seguono i consigli del preparare in quanto, non avendo il mister giocato in porta, fa fatica a capire le esigenze del ruolo.

Coinvolgimento nell’allenamento tattico della squadra
Tra i portieri più esperi intervistai, il 58% ha dichiarato di sentirsi molto coinvolto, il 17% discretamente, 1l 25% abbastanza. Tra i portieri più giovani il 23% ha dichiarato di sentirsi molto coinvolto, il 30% discretamente e il 4/% abbastanza.
Ciò che risulta più facile sono i movimenti della difesa mentre risultano più difficili la fase offensiva, il coordinamento dei movimenti dei reperti, il fuorigioco e la risalita della squadra rispetto al gioco avversario.
Il 53% del campione ritiene utile essere coinvolti nel lavoro tattico del resto della squadra. Il 20% dichiara che sia naturale essere coinvolti, il 10% ritiene più utile il lavoro col preparatore, il 6% dichiara utile l’utilizzo di mezzi didattici, un altro 6% ritiene fondamentali le spiegazioni circa ogni fase di gioco ed un 3% l’osservazione dei portieri più esperti.
Tutti, poi, chi più chi meno, dichiarano di controllare, oltre ai propri, i movimenti della squadra e quasi tutti si sentono realmente in grado di guidare i movimenti della proprio difesa. I portieri che sono da poco passati dalla Primavera alla Prima squadra hanno dichiarato di aver trovato non poche difficoltà nel farsi ascoltare e seguire da parte dei compagni.

Titolare o riserva, cambia l’atteggiamento?
Per il 43% degli intervistati l’atteggiamento mentale durante la settimana non cambia in quanto si ritiene importante allenarsi nel caso si dovesse entrare in campo per sostituire il compagno. Un 40% dichiara di allenarsi peggio se sa di non essere titolare in quanto, a livello mentale, ci si sente più distaccati, si curano meno i dettagli e si studiano meno gli avversari Viene a mancare quella tensione che permette poi di sentirsi “pronti”. Inoltre, nel comportamento privato, l’essere riserva ti induce ad un comportamento meno controllato e si prova molta rabbia nel caso non siano chiari i motivi dell’esclusione. Infine un17% ritiene che il portiere di riserva debba impegnarsi e lavorare di più proprio per convincere l’allenatore, dando maggiore qualità al lavoro e dedicandovi più tempo.
Da sottolineare che le risposte cambiano a seconda se si tratti di portieri ormai esperti (che tendenzialmente non cambiano il proprio atteggiamento) o doi giovani portieri (la cui maggioranza dichiara di allenarsi peggio). Da evidenziare come chi è riserva sottolinei il suo desiderio di essere trattato alla stessa maniera del titolare e di essere costantemente motivato grazie all’importante lavoro del preparatore.

Gerarchia o competizione?
Per il 53% degli intervistati è molto importante che vi sia una gerarchia ben definita in quanto la competizione continua accentua troppo la tensione. I ruoli tra titolare e riserva devono essere chiari e la competizione deve svolgersi solo all’interno di una gerarchia per permettere maggiore fiducia e tranquillità.
Un 37%, invece, preferisce un clima di competizione in quanto, se gioca il più bravo, questo rappresenta una motivazione che induce a voler dare il meglio di sé.
Un 10% si dichiara indifferente.

Assunzione di responsabilità
L’80% degli intervistati tende ad assumersi completamente la proprio responsabilità di fronte agli errori commessi. Di questo campione, il 53% dichiara che ciò dipende dal proprio carattere, mentre il 47% ritiene che “oltre alle caratteristiche personali, sia il ruolo stesso che porta ad assumersi maggiori responsabilità”.
Nell’assumersi le proprio responsabilità, il 23% di definisce ipercritico nei propri confronti, il 47% sostiene che questo atteggiamento rappresenti una buona spinta al miglioramento ed il 30% non indica un vissuto particolare.

Scaramanzia
Per concludere, l’80% degli intervistati dichiara di non essere scaramantico, mentre il restante 20% dichiara di credere nella scaramanzia.Tra i vari atteggia,menti scaramantici,il più diffuso è quello di indossare in gara sempre gli stessi indumenti, mentre i riti pre-gara vengono visti come momenti per la ricerca della giusta concentrazione.