Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere

 di Sergio Rossi - tuffolungo@libero.it

Il 2009 è il bicentenario della nascita di Darwin ed il centocinquantenario dalla pubblicazione de "L'origine delle specie".  

Il conte di Buffon non è sicuramente una figura di primo piano nella storia scientifica. Tuttavia cento anni prima di Darwin aveva pubblicato la "Storia naturale generale e particolare" che, per certi versi, fece da precursore alla teoria evoluzionistica. 

Prima di lui anche gli antichi greci avevano "messo a fuoco" una serie di argomentazioni anticipatrici dell'evoluzionismo. Basta leggere il "Fisica" di Aristotele per averne una conferma. 

Partendo da questi presupposti, la mia domanda è:

la metrica dell'evoluzionismo, seppure adattata e modificata, può aiutarci a comprendere come mai l'evoluzione del portiere (e relativi allenamenti nonché metodologie) ci porta ad una nutrita presenza di estremi difensori stranieri tra i primi posti del ranking mondiale, portieri anche di paesi che non hanno una grande tradizione e scuola? Penso ai sudamericani che giocano in Italia come Julio Cesar, Dida, Rubinho, Doni, Muslera, Carrizzo, Bizzarri, Navarro e chi più ne ha più ne metta..

A questa domanda ne segue e deriva almeno un'altra:

la metrica dell'evoluzionismo, sempre adattata e modificata, ci può fornire indicazioni utili sulle direttrici principali lungo le quali si indirizzeranno nel prossimo futuro le metodologie e gli allenamenti?

Per provare a rispondere a questa(e) domanda(e) occorre porre un punto di partenza: nel campionato italiano, sino agli anni novanta, non sono stati schierati tanti portieri stranieri. Nel contempo la scuola era rinomata e sfornava fior di estremi difensori.

Negli anni novanta qualche club utilizzava portieri stranieri ma si contavano sulle dita di una mano; nel contempo la scuola italiana continuava ad essere rinomata. 

Dall'inizio del nuovo secolo si assiste ad un progressivo incremento di presenze estere tra i pali. Si è arrivati a considerazioni relative ad una scuola italiana in declino.

Darwin traccia una serie di direttrici e di parametri per poter "sequenzializzare" l'evoluzione della specie presa in considerazione. Se applico queste direttrici alla categoria dei portieri, comprendendo gli adattamenti che ho ritenuto opportuno e che non obbligatoriamente rappresentano l'unica chiave di lettura, ecco il risultato che ne ho ottenuto, ovviamente per grandi(ssime) linee:

- ci troviamo in una situazione di appiattimento delle metodologie. I paesi che non disponevano delle "conoscenze" e del"retroterra" culturale inerente al ruolo del portiere hanno colmato il gap "carpendo i segreti" delle scuole ritenute più valide

 - aggiungiamo che paesi come quelli sudamericani, per la loro struttura economica-sociale, "costringono" i bambini ad attività motorie molto più variegate e durature rispetto alle società più industrializzate. La conseguenza è una coordinazione motoria di base molto più efficiente ed efficace rispetto ai pari età europei

- i migliori portieri sudamericani sono arrivati in Europa (particolarmente in Italia) ed hanno beneficiato delle conoscenze e metodologie della scuola locale diventandone utilizzatori. Ovvia conseguenza è che il preparatore dei portieri della Nazionale del proprio paese dispone delle informazioni relative a ciò; quando vengono tenuti i corsi di aggiornamento in quel paese, la conoscenza si diffonde ulteriormente creando un movimento interno

In sintesi, in Italia, partiamo ad handicap per quanto riguarda il numero ed il potenziale coordinativo dei futuri portieri e, per contro, non riusciamo a recuperare il gap dall'insegnamento in quanto, ORA, il livello qualitativo dello stesso è analogo anche presso le altre scuole. Viceversa, sino a non molto tempo addietro proprio la scuola ci permetteva di ripianare il deficit ed, anzi, riportare il saldo in attivo. Il "prodotto finale" portiere era di livello superiore alla media. L'appiattimento, seppure verso l'alto, delle conoscenze ha pregiudicato questa risorsa non perché non più disponibile bensì perché di pubblico dominio.

Attenzione!!! Non sto affermando che non debbano circolare le informazioni, anzi, ma sto affermando che chi è in possesso delle conoscenze più "evolute" è avvantaggiato nel continuare a ricercare perché parte da un punto più avanzato, privilegiato; se esso si ferma viene raggiunto da altri ed inevitabilmente prima o poi superato. Per evitare ciò occorrono idee, sperimentazioni, studi...

In questa spirale dinamica, seguendo la direttrice evoluzionistica, cosa ci riserva il futuro? Quali nuove proposte e/o adattamenti avremo?

Ovviamente chi riesce ad anticipare i tempi avrà un discreto vantaggio anche se, come contropartita, non sarà ben visto ed accettato dalla gerarchia specifica attuale in quanto sarebbe messo in discussione tutto ciò che essi conoscono e che sino ad oggi ha rappresentato il punto di riferimento. A puro titolo di esempio, pensate cosa succederebbe se l'attacco alla palla si rivelasse un bufala. Chi ora è in auge grazie a questa metodica, lo resterebbe anche successivamente alla decaduta della stessa???

Cambiando le metodologie cambiano i punti di riferimento. Personalmente propenderei per un inserimento graduale anche perché non tutto quello che viene considerato "vecchio" è sbagliato, anzi. Però ritengo occorrerebbe flessibilità per agevolare l'integrazione delle "nuove metodiche" con le "vecchie metodiche".

 Parafrasando Darwin, se vi sono mutazioni minime (paragonabili ad esempio ad una interpretazione di un concetto) la specie resta la stessa. Se invece le mutazioni riguardano molteplici aspetti (radicale cambio di metodologie per esempio) occorre creare una nuova specie, un nuovo ramo nell'albero. Nella fattispecie la razza da "studiare" più a fondo sarebbe quella nuova in quanto l'altra è già conosciuta ed, inoltre, l'evoluzione l'ha resa "obsoleta", per usare un termine economico.

Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere (parte 2) 

Cosa ci riserva il futuro?

L'albero a cui faccio riferimento sopra è l'"albero genealogico" delle speci tramite il quale si possono "visualizzare" le concatenazioni e relazioni più o meno dirette tra le speci stesse. Ovviamente questo albero è in continua, seppure lenta, evoluzione. Di aiuto nella comprensione risulta essere la classificazione di Linneo. Essa, riadattata alle esigenze calcistiche, resta un obiettivo da raggiungere ma ha una "profondità" ed una "specializzazione" troppo elevata per quanto mi interessa comunicare ora. Per inciso, per me, rappresenta il punto di arrivo ed il punto di partenza quotidiano, ovviamente in ambito calcistico. La "versione alleggerita" dell'albero di cui sopra prevede di sostituire le speci animali con le varie componenti lo sport calcio e, nel nostro caso, la figura del portiere.

I rami principali potrebbero essere: sezione medica, preparazione atletica, preparazione mentale, tecnica e tattica. Le prime diramazioni rappresentano per esempio, i vari gesti tecnici. Più "diramato", lungo la stessa direttrice, vi sono le specifiche dei gesti tecnici.

Essendovi un interscambio di informazioni molto più accentuato rispetto al passato, orientativamente, quasi tutte le "scuole" per portieri o preparatore di portieri dispongono delle medesime conoscenze. Immaginiamo che, nell'evoluzione, qualcuno proponga una ulteriore sottodiramazione, per esempio, che la specifica de gesto tecnico del tuffo venga suddiviso in quello "laterale" e quello "con taglio in avanti". Avremmo provveduto ad una sorta di scissione che riguarda diversi aspetti di uno stesso problema del primo livello superiore a quello dato:

1 livello             portiere

2 livello             tecnica

3 livello             gesto tecnico del tuffo

4 livello             specifiche del gesto tecnico del tuffo

5 livello             tuffo con taglio in avanti

Quindi, tornando al nostro esempio, il 5 livello è un approfondimento del primo livello superiore che è il 4. In pratica, fondamentalmente, le implicazioni di tale scissione riguardano un "argomento" di 4 livello ed a esso sono indirizzati gli "adattamenti" conseguenti all'introduzione della nuova divisione. Marginalmente può riguardare altri "sottorami" per esempio in 2 livello preparazione atletica, al 3 livello - forza si ritiene idoneo aumentare che so, il carico di lavoro di forza esplosiva in diagonale a supporto della modifica effettuata.Quanto può incidere sulla prestazione del portiere questa modifica? Nei casi di tuffi. Quanti tuffi esegue il portiere nell'unità di misura (la partita)? Non tanti ma non è questo il dato che interessa. Ovviamente non tutti i tiri nello specchio della porta diventano gol utilizzando il tuffo laterale così come non tutti sono parabili utilizzano il tuffo con taglio in avanti. Quindi il dato da prendere in considerazione è: a parità di difficoltà di tiri, si eseguono più interventi con risultati efficaci utilizzando questa o quella metodica? Pur essendovi un'altra possibilità (utilizzo di ambedue le tipologie a condizioni da definire) limitiamoci a questa contrapposizione in quanto disquisire della terza intermedia sarebbe lunga e ci porterebbe fuori argomento.

Tornando a noi, quanto può incidere sulla prestazione l'introduzione della suddivisione di 5 livello? Sicuramente in modo marginale rispetto ad una suddivisione o, addirittura, inserimento di un elemento di 2 livello.

Nel mio articolo "Conoscere e sapere poco di tanto o tanto di poco" si possono valutare risultati ottenuti con atleti che, una volta fuori dal:

1) contesto medico (quindi disponibili al lavoro sul campo),

2) preparazione atletica: utilizzando esercizi atletici già acquisiti e consolidati (skip e corsa per esempio)

3) tecnica: non importa il lavoro

4) tattica: non importa il lavoro

5) preparazione mentale: modificati parametri individuali di apprendimento

hanno incrementato notevolmente la prestazione avvicinandosi al loro potenziale ed aumentato la fase di prevenzione da infortuni soprattutto nei punti deboli individuali.

Sia come sia, e l'albero cosa c'entra???

Introduzione di un elemento di 2 livello: ottimizzazione individuale. Essa è trasversale alle altre suddivisioni per cui incide nei livelli più alti delle modifiche "ottimizzandone" il risultato finale.

Il mio nuovo albero originato dall'esempio iniziale sarebbe più o meno così:

1 livello portiere

2 livello contesto medico (CM) e relativi sottolivelli

                          preparazione atletica (PA) e relativi sottolivelli

                          preparazione mentale (PM) e relativi sottolivelli

                          tecnica (TE) e relativi sottolivelli

                          tattica (TA) e relativi sottolivelli

                          con l'aggiunta di:

                          ottimizzazione (O)

La caratteristica di O è che, interagendo direttamente e trasversalmente con TE per esempio, migliora la prestazione su tutti i relativi sottolivelli .Un bel guadagno di efficacia nei risultati e di tempo nell'apprendimento nonché altri aspetti che non ritengo si idoneo parlarne ora.

Facciamo il punto della situazione a questo momento dell'articolo:

- le scuole si sono livellate verso l'alto ed il prodotto che propongono, a portieri e preparatori, sono analoghi. Le differenze riguardano interpretazioni di livelli bassi e quindi limitati

- stante la situazione e data l'uniformità di metodologia proposta, gli atleti con le migliori caratteristiche hanno più possibilità di emergere dovendo contare su loro stessi. Rientrano abbondantemente in gioco ragazzi che provengono da zone del mondo dove la vita a contatto con la natura permette loro di aumentare e sfruttare il bagaglio motorio

- la tendenza generale alla quale assisto è un "raschiare il barile" invece di vedere se vi sono nuovi barili colmi all'orizzonte

Un simile contesto mi ricorda la Regina Rossa di Lewis Carroll nel libro *Oltre lo specchio*. E' un concetto noto ed "implementato" anche nella teoria del caos. In pratica si corre, corre e corre ma si è sempre lì... Questo concetto lo approfondirò in seguito per un altro argomento. Sia come sia, lo vedo come uno scenario da "cane che si morde la coda".

L'immissione di un elemento congruo che interagisce direttamente con i livelli più alti arrivando sino a quelli più bassi in modo pressoché contemporaneo, ribalta i termini del problema.Prendiamo il tuffo. Un portiere con caratteristiche eccellenti, subisce gol da 30 metri con tiro diretto. Non arriva all'intercettazione della traiettoria spesso neppure utilizzando più appoggi di avvicinamento. Premetto che ritengo Buffon uno dei migliori portieri al mondo ma osservate il gol subito da lontano contro la Lazio in Coppa Italia: tiro alla sua sinistra, due appoggi e non arriva alla traiettoria. E questo, ritengo, sarebbe successo con tutti i portieri. Potenzialmente però il portiere ha la possibilità e disponibilità atletica di arrivare oltre il palo senza utilizzo di appoggi. Occorre cambiare tecnica; utilizzare uno svolgimento innaturale come il metodo del tuffo lungo.

Osservate il video linkato; è eseguito al rallentatore ed in un riscaldamento pregara di campionato. Quando intendo rallentato intendo che non ha spinto al massimo ed in modo più veloce possibile. Quindi il risultato finale è migliorabile. E' vero che Gobbato è stato a titolare alla Primavera del Milan ma questo lo ha imparato tra i dilettanti. LINK gobbato video

Questa clip è di un portiere che non è stato al Milan e neppure in squadre professionistiche anche se, a mio avviso, lo meriterebbe abbondantemente. Egli dispone di una forza esplosiva notevole che però, in questo caso, non è espressa al massimo in quanto, per il mio obiettivo, lo avevo richiesto in qualità di suo preparatore.Link battout video   

Cosa ci riserva il futuro? Penso che se non subentrano modifiche e/o inserimenti ai livelli superiori, l'albero sia destinato ad una lunga agonia e l'Italia importerà portieri, calciatori ed atleti più in generale. Poi una qualche scuola straniera passerà al "salto di qualità" e diverrà punto di riferimento a sua volta. Il ciclo si ripeterà su se stesso come appunto prevede la Regina Rossa, si corre corre corre per restare sempre lì.Molto più interessante lo scenario nel quale, invece di un Ente, a realizzare il salto qualitativo sia una singola persona oppure un ristretto gruppo.  Di cosa propongo (e cosa tengo invece per me) scriverò la prossima volta.

Scenari possibili

A questo punto penso sia utile un riepilogo ma impostato in un'ottica diversa dal solito, almeno in ambito di preparazione di portieri.Parto da una considerazione. Il "valore prestativo" (z) del portiere è, a mio avviso e per grandi linee, composto da due fattori principali: 

x) ciò che madre natura gli ha messo a disposizione (predisposizione?)

y) ciò che egli apprende tramite l'allenamento e, più in generale, le esperienze (vissuto?) 

 Per estensione abbiamo che x (potenziale naturale) + y (vissuto e appreso) = z (prestazione).Se il valore z medio di un portiere di serie A è 100, questo risultato può essere raggiunto con diverse interazioni dei valori posti in relazione, per esempio:

x (70) + y (30) = z (100)

x (50) + y (50) = z (100)

x (30) + y (70) = z (100)

Si evidenzia che il valore di z è raggiungibile con un numero variegato di combinazioni x + y. E' una ripetizione ma voglio sottolinearlo essendo un concetto cardine. Modifichiamo il sistema di riferimento in modo da renderlo più aderente alla realtà.Preso atto di ciò, ripartiamo dallo stesso punto ( x + y = z ) percorrendo però un'altra direttrice. Ipotizzando che una scuola S sia in grado di arrivare a consolidare vissuto per un valore di 60 e le scuole T e U raggiungano valori di 20 e 30 rispettivamente, si ha:

S = 60

T = 20

U = 30

Portiamo questi tre valori a sostituire y nella prima equazione (x + y = z) per cui avremo:

x + S = z (100)                       ergo                x + 60 = 100

x + T = z (100)                       ergo                x + 20 = 100

x + U = z (100)                      ergo                x + 30 = 100

Si evidenzia che per ottenere il valore 100 di z, la scuola S può "lavorare" su un atleta di valore x pari a 40. Nella scuola T lo stesso portiere può arrivare ad un valore massimo di z pari a 60 (x 40 + T 20) e nella scuola U, il valore massimo di z può essere 70 (x 40 + U 30). Ricordiamoci di questa prospettiva perché spiegherà molte cose in seguito.Ne consegue che un portiere allenato dalla scuola U o T deve recuperare il gap con disponendo di livelli più alti di x. Una sorta di selezione naturale per tornare a Darwin. Per contro, un atleta con valori relativamente bassi di x, allenato alla scuola S, può aspirare a prestazioni di livello z; non solo, se l'atleta dispone di un x elevato, per esempio 70, ecco che il valore di z indicherebbe una prestazione abbondantemente superiore al livello medio di z stesso che ho indicato, a titolo di esempio, come livello medio per la serie A.Leggendo tra le righe si deduce che una buona scuola può fare la differenza. Cosa si intende per una buona scuola? Immagino di non discostarmi di molto dal pensiero di ognuno affermando che la risposta potrebbe essere qualcosa che suona più o meno così: una scuola che disponga di "conoscenze" che permettano di far esprimere al massimo l'atleta in questione. Sicuramente si può entrare più in profondità nell'analisi ma il concetto di "conoscenze" resta sempre primario. La diffusione delle conoscenze ha portato ad un livellamento del valore del scuole per cui il gap tra T ed U con S, nel contesto attuale, non è così marcato come in precedenza. S ha perso una opportunità di mantenere il suo livello di élite ma T o U hanno guadagnato moltissimo dall'interscambio di informazioni ed esperienze.Le dinamiche sarebbero state diverse se, per esempio, S avesse continuato nella ricerca e, mano a mano che essa progrediva raggiungendo risultati, rilasciasse ad altri quanto riteneva opportuno. Per U e T sarebbe stato un passo avanti in ogni caso ma forse sarebbero stati stimolate a seguire propri progetti e ricerche. Dove indirizzare queste ricerche? Quali direttrici scegliere? Risposta secca: nelle interazioni interdisciplinari (i rami trasversali dell'albero di cui alle parti precedenti di questo stesso articolo)In estrema sintesi: ritengo che la scuola italiana abbia avuto un periodo di predominanza assoluta ma che sia rimasta più o meno arenata su quei livelli precedentemente raggiunti. Nel contempo le altre hanno recuperato il gap anche grazie agli "interscambi culturali". Ora la differenza non sta più nella scuola ma nelle qualità individuali. Quindi si ristabilisce il rapporto quantitativo: in un paese di 100 milioni di abitanti che vivono a contatto con la natura (migliori capacità coordinative) è più facile "trovare" portieri che non in un paese di 50 milioni di abitanti a limitata "cultura motoria”. Cosa potrebbe fare la scuola italiana? Esprimo un pensiero soggettivo e non obbligatoriamente condivisibile; ritengo che prima di tutto debba essere stabilito l'obiettivo (o gli obiettivi). Il primo è una risposta sincera ad una domanda del tipo:

A) Desideriamo aggregarci alla ruota del carro ed aspettiamo che altri, rispettosi del patto di comunicazione, ci informino di quanto ottenuto? In questo caso non serve altro che attendere e fare una qualche riunione ogni tanto. Se qualcuno ha una qualche idea o la abbandona o la porta avanti per conto suo, in privato.

B) Pur rimanendo disponibili ad interscambi, avviamo iniziative per la ricerca in campi più o meno specifici magari affidandoci anche a collaborazioni esterne a quelle istituzionali? In questo caso si potrebbe recuperare le posizioni perse in quanto vi è molto fermento in Italia. Penso all'APPORT (per chi non lo sapesse è la Associazione di preparatori di portieri italiana www.apport.it ) che, tra l'altro, cerca di rimediare all'assenza istituzionale organizzando corsi di formazione. Inoltre vi segnalo l'iniziativa del sito www.portieridicalcio.it, una sorta di patentino per preparatori di cui il primo corso è gratuito per poter valutare la validità di quanto proposto. Io mi sono iscritto, non so se sarò promosso perché non ho ancora finito però penso che sia un'ottima iniziativa. Pur con qualche personale perplessità metodologia direi che il livello sia non alto ma altissimo. Complimenti ai promotori ed organizzatori... Gustatevelo... Navigando in internet se ne trovano diversi altri quale www.ilportiere.it ecc.Questa risposta deve arrivare dalle istituzioni nazionali; però non è detto che arrivi e tanto meno in che tempi. Nel 1996 partecipai ad un convegno per preparatori di portieri, in Olanda, a Zeist, la Coverciano olandese. L'ente organizzatore, l'UEFA, ci comunicò che, nell'ambito dell'uniformizzazione dei patentini era previsto l'istituzione dell'obbligo di uno specifico per preparatori di portieri. Il patentino giovani calciatori e di terza sono stati sostituiti ed incorporati in quello di UEFA B ma dei portieri nessuna traccia. Qualche anno fa partecipai a Coverciano ad una Riunione che doveva rilanciare il progetto "patentino" ma vi furono divergenze molto marcate sulle metodologie da utilizzare e, nonostante fossimo tra il Natale ed il Capodanno, il "clima" non era proprio idilliaco. Quale scenario ci aspetterà?Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere (4 parte)

La mia posizione

In tutto quanto esposto, quale è la mia posizione? Forse non interessa a nessuno o, più probabilmente, a pochi. Ciononostante scrivo ugualmente una sorta di “appunti” di viaggio anche perché non mi interessa più aspettare che si chiariscano le linee guida della Federazione. A torto o a ragione, ritengo che lo scenario attuale sia appiattito perlomeno nel concetto di “ricerca” così come lo intendo io. Ho scritto di siti in fermento, voglia di fare, proposte ed iniziative ma tutto (o perlomeno tutto quello con cui sono venuto in contatto) è una ricombinazione degli stessi elementi, delle stesse idee e caratteristiche. Attenzione, non sto affermando che sia negativo ma, più semplicemente, ritengo che non vi possano essere spazi per miglioramenti “notevoli”, cosa che invece ritengo sia possibile modificando gli approcci e le direttrici dello sviluppo aprendo nuove correlazioni che non sono mai state valutate o scartate a priori. Non di meno altri, presumibilmente quasi tutti gli altri, continuano a “raschiare” il barile cercando aggiustamenti di idee e concetti (nonché errori) già noti. Quest'ultimo atteggiamento corrisponde ad un ramo di 5° o 6° livello dell'albero di cui al precedente articolo. Sono certo che solo una sorta di immissione di dati/informazioni/strutture in rami di 1° o 2° livello oppure una immissione di elementi interdisciplinari trasversali può permettere un salto di qualità. Vediamo se esistono delle conferme dirette e/o indirette a ciò. Non vi è mai capitato di partecipare a stage di aggiornamenti e pensare:

“Di quello che ho sentito, cosa non è un argomento trito e ritrito? Per ciò che ho appreso, ne è valsa la pena di investire tempo e denaro?” e ritrovarsi con una risposta inequivocabilmente negativa? A me succede spesso. In internet, che è più agevole anche fare confronti diretti perché esistono scritti o filmati che possono essere facilmente rapportati, il fenomeno è ancora più evidente, almeno a me sembra. Facile fare queste affermazioni, dire che cosa non andrebbe fatto in quel modo (sempre secondo me) ma, in pratica come comportarsi, cosa propongo? Cambiare percorsi ovviamente!  Provo a indirizzarne uno semplice. Semplice come struttura perché poco ramificato ma difficile come scelte.Partiamo da un detto ritenuto universalmente valido: ”nel calcio non c'è più niente da inventare”. Concettualmente concordo ma solo di primo acchito. Concordo perché la mia valutazione è istintiva e un po' logica/ragionata: se tante persone nel mondo utilizzano certi metodi/comportamenti viene spontaneo ritenere che gli stessi siano i migliori mezzi/atteggiamenti definiti dalla selezione. In pratica, quelli non adatti (che danno scarsi risultati) soccombono per lasciare posto a quelli idonei (che danno ottimi risultati). Se però scavo un po' mi accorgo che non è così, quasi mai è così anzi, mai è così. Per quanto un risultato sia buono ve n'è uno più buono, per quanto sia scarso ve n'è almeno uno più scarso. In pratica il confronto esiste solo tra ciò che si confronta; non è un giro di parole ma molto semplicemente una sorta d inventario di ciò che si analizza. Quello che non viene preso in considerazione in quel contesto siamo sicuri che non sia qualitativamente e quantitativamente migliore?  Non solo, è molto interessante prendere atto che ciò che è scarso ora, con una piccola “correzione” o miglioria potrebbe diventare migliore dell'ottimo. Ed ovviamente viceversa. Si potrebbe disturbare il principio di indeterminazione di Goedel per confermare quanto scrivo ma richiederebbe uno sforzo esplicativo che non so se sono in grado di attuare con qualche successo. Non ora perlomeno..Entriamo nell'operatività di uno sviluppo ottenuto con un diverso utilizzo del ragionamento, quello in contrapposizione ad esso chiamato pensiero laterale. E' alla base della creatività; per chi è interessato ad approfondire può leggere diverse pubblicazioni di Edward De Bono da “Sei capelli per pensare” a “Pensiero laterale”. C'è solo l'imbarazzo della scelta (forse avrete capito che oggi non ho molta voglia di trattare argomenti specifici). Nel mio sviluppo ho messo a fuoco l'apprendimento come punto principale. Senza di esso, anche allenandoci al massimo, con continuità non beneficeremmo di adattamenti. In pratica avremmo un vissuto che non ricorderemmo in quanto non appreso (nel senso di “fissato”) ed il nostro iter ricadrebbe sempre su sé in una sorta di cane che si morde la coda. Un po' come se in preparazione atletica non si potesse contare sulla supercompensazione.La direzione è tracciata. Ora, cosa o quali elementi determinano il grado di efficacia dell'apprendimento? Anche qui la logica non mi aiuta e dove anche potesse valere, altri vi sono già passati, sicuramente più capaci e con mezzi più adeguati dei miei. Il pensiero laterale mi ha dato un'altra indicazione tra le varie. Perché questa indicazione avesse una sua validità occorrerebbe provare che esiste una strada, un percorso, un condizionamento che la avvalli. La domanda quindi è: esiste ORA almeno un evento/situazione che dimostra una inadeguatezza/contrapposizione tra quanto in essere? Trovata e semplice! Ecco una situazione:immaginate di passare tutti i giorni di fianco ad una stufa e, come in un gesto scaramantico, le fate una carezza mentre transitate. Dopo 10.000 volte il gesto è appreso e consolidato. Poi, un giorno, la sorpresa: stufa bollente a 80 gradi centigradi. Questa era la ripetizione numero 10.001. Poniamoci una domanda? La volta successiva che passate a lato della stufa avrete l'istinto ad attuare un gesto consolidato da 10.000 ripetizioni oppure prevarrà quella singola, la 10.001? Scartando apprendisti masochisti, ritengo concordiate con me che in questo caso, una singola ripetizione risulta di efficacia molto superiore alla somma di tutte le altre. Perché la nostra “mente” ritiene di valore assoluto maggiore la singola ripetizione rispetto ad un congruo numero di ripetizioni solidali tra loro? Una possibilità potrebbe essere che esiste un “percorso” in grado di immettere dati in memoria (appresi e vissuti) in minor tempo e maggior efficacia e con un numero limitato di ripetizioni. E' ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIO' CHE CI E' STATO INSEGNATO... Capisco che si tratta di un argomento molto profondo e variegato ma vi anticipo che questo è nulla; lo scenario è ancora più incredibile. Sappiate che la scienza ha dimostrato sin dalla seconda metà del secolo scorso che esiste un “elemento” che ci costringerebbe a riscrivere completamente tante materie scientifiche, umanistiche finanche le religioni avrebbero una prospettiva ed una interpretazione completamente diversa. Insomma, tutto da riscrivere e ristudiare; l'ordine culturale mondiale avrebbe scossoni molto maggiori rispetto a quelli darwiniani ed einsteniani, maggiori alla stessa rivoluzione industriale... Personalmente, negli ultimi decenni, ho via via provveduto a miscelare questi elementi per osservare i risultati... Avremo modo di tornarci sopra, per il momento continuiamo la simulazione del ragionamento.Abbiamo grosso modo definito un percorso, ora si tratta di attivarlo e gestirlo. Siamo a metà dell'opera. Personalmente ho trovato tre “imprinting”, tre modalità con caratteristiche diverse per ottenere i risultati che mi prefiggo. La prova più datata è trattata ampiamente in Professione Portiere.Comunque ecco un sunto: la dimostrazione della validità del tuffo lungo prevede un confronto diretto tra la prestazione prima e quella dopo il mio intervento. Dopo il mio intervento, un portiere migliora la gittata del tuffo di almeno 80 cm. Risultato straordinario anche perché abbiamo un confronto del vissuto del portiere, magari anni di esperienza ed allenamenti, contro un tempo di esercitazione di meno di un'ora. Però ciò dimostra solo che esisteva una differenza tra la potenzialità e la prestazione del portiere. Ciò è dimostrato scientificamente tant'è che chiunque, seguendo l'iter sul libro, può ottenere risultati analoghi.Il punto che ci interessa ora non è se è valida o no, soprattutto dopo il risultato materiale ottenuto bensì “il” come ho fatto, quale metodologia ho utilizzato per l'attuazione. Non sicuramente la solita delle ripetizioni perché in poco tempo (quindi poche ripetizioni) non avrei potuto “vincere”, “superare” il condizionamento consolidato. Però ho eseguito delle ripetizioni. E ALLORA DOV'E' IL TRUCCO?

 Allora il problema va considerato da un altro punto di vista. Sono gli esercizi che permettono ciò? Sicuramente no perché ho utilizzato esercizi che sono nel bagaglio di esperienze di ogni portiere; però ho utilizzato degli esercizi, quindi servono o possono servire. Il mio messaggio indotto in questa scelta operativa era proprio:

ho scoperto un sistema per rendere più efficace la valenza dell'adattamento coordinativo-condizionale di un qualsivoglia esercizio però lo nascondo (per la verità allora ero convinto di quel qualsivoglia; ora invece ho scoperto che alcuni hanno meno “impatto” immediato ma sono più ”stabili” nel tempo)

Vediamoli questi esercizi:  

-        seduto viene lanciata palla a destra ed a sinistra, il portiere blocca

-        in ginocchio come sopra

-        con un ginocchio al suolo e l'altro arto inferiore a formare 90 gradi all'altezza del ginocchio, palla a destra ed a sinistra, il portiere blocca

-        in piedi, palla a destra e a sinistra, il portiere blocca

Raramente ne viene usato un quinto ma, come si può valutare, tutti esercizi che un portiere ha nel suo vissuto e che esegue tantissime volte al mese.Ecco il punto: perché fatte da me (o da chi segue le istruzioni nel libro) ottiene un miglioramento notevole pur eseguendo gli stessi esercizi normalmente attuati? Semplice: non sono importanti gli esercizi ma QUEL qualcosa che vi ho inserito. Avrei potuto utilizzare altri esercizi come, per esempio, nella ottimizzazione dell'atleta utilizzo skip e corsa, training che tutti i calciatori normalmente attuano anche perché tempi, intensità e densità sono decisi dal preparatore atletico in base al suo programma. Restano sempre e comunque discriminanti le interazioni che desidero vengano sollecitate.Forse può spiegare meglio il concetto il Cavallo di Troia: viene visto come un qualcosa (dono dei perdenti che abbandonano la guerra) pur essendo un qualcosa d'altro (nascondiglio per soldati) o anche altro ancora perché rimane in gioco pure una almeno una variante della versione del dono o una opzione non considerata tra le due precedenti. L'abilità sta nel creare degli “algoritmi” che inducano a superare barriere e, una volta “introdotti”, che gli stessi algoritmi mutino in funzione del nuovo obiettivo sia esso tecnico, posturale, ecc... Insomma una sorta di cavallo di Troia appunto, o una subroutine che si interfaccia con il vissuto. Avete presente quando installate un software sul computer? Il sistema operativo viene modificato in funzione delle funzioni (scusate la ripetizione ma rende l'idea) implementate nel software stesso. Un po' come quando si scarica la foto della attrice preferita salvo poi accorgersi della presenza di un malware o un virus informatico. Più o meno come un illusionista “distrae” l'attenzione del pubblico “indirizzandola” verso particolari ininfluenti salvo poi gestire liberamente il trucco. Per certi versi come uno stereogramma, quei quadretti pieni di onde che non rappresentano nulla salvo che qualcuno non dica “Hai visto che bella balenottera è in quel quadro?” ed allora inizia lo sforzo per intravedere questo mammifero. Poi, spiegato il trucco, modificata la focalizzazione ed il punto di fissità, voilà, miracolo, ecco la balena in tutto il suo splendore. Due parole ancora su Professione portiere: onde evitare che copiando il video si avessero a disposizione tutte le informazioni, ¾ del libro contiene concetti ed argomenti non trattati nel supporto visivo. Inoltre, per ottenere il risultato finale, è estremamente rilevante usufruire anche delle informazioni sul supporto cartaceo pena la non realizzazione dell'incremento della gittata.Ricapitolando, pur nelle divagazioni, rimangono almeno due punti fondamentali:

a) esiste almeno una strada per velocizzare gli apprendimenti e quindi rendere più efficaci gli allenamenti

b) gli esercizi sono mezzi allenanti e non fini come spesso succede ma, in estrema sintesi, possono essere anche solo contenitori di ciò che si desidera trasmettere o far “vivere” ai portieri o agli atleti in generale. In quest'ottica cambia la prospettiva dell'allenamento.Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere (5 parte ) 

Modello applicativo

Facciamo il punto della situazione:

-                    penso di aver messo a punto un modello biomeccanico “ottimizzato” in modo individuale; esso incrementa la prestazione e, contemporaneamente, diminuisce la possibilità di infortunio. A certe condizioni. Lo stesso modello con differenze sostanziali nel contenuto ma DIFFICILMENTE PERCEPIBILI A LIVELLO VISIVO, permette il recupero funzionale di atleti che siano AL DI FUORI DELLA FASE MEDICA

-                    penso di disporre di modelli tecnico-tattici-atletici funzionali e finalizzati al modello succitato

-                    penso di conoscere almeno tre strade per incrementare l'efficacia e la velocità di apprendimento, nonché di precisione e  scelta del progetto ideomotorio da eseguire.Rammentando le premesse degli altri articoli relativi alla gestione dell'albero già citato in altri articoli e delle sue ramificazioni, nonché la portata del cambiamento e lo status quo una domanda sorge spontanea: perché dovrei trasmettere tutte queste informazioni ad altri? Non sarebbe meglio utilizzarli in proprio dato l'attuale immobilismo delle strutture ed il relativo “raschiare il barile” di quanto conosciuto delle attuali metodologie? A ciò mi riferivo quando ho scritto che non intendevo più aspettare l'evolversi delle situazioni; un inciso lo si trova anche nel 3° articolo quando menziono le scuole T, U e V, basta rileggere in quest'ottica quell'intervento.Tornando all'argomento attuale, ho preparato alcuni protocolli per il training individuale di portieri e giocatori che hanno un obiettivo di preparazione all'allenamento ed altri che  ricalcano protocolli tecnico-tattici-atletici (ho esperienze di preparatore atletico di squadre professionistiche...). Il passo successivo è la creazione di una struttura flessibile che permetta di sfruttare ciò, una sorta di scuola analoga a quella di tennis di Bollettieri ovviamente rapportata soprattutto al calcio. Nonostante quanto scritto sopra ed in precedenza, il tuffo lungo e i risultati prestativi ottenuti con giocatori reduci da infortuni (ciò di cui sono più orgoglioso...) potreste avere avere qualche perplessità. Eccovi quindi un filmato che dimostra i risultati di ancora più sorprendenti.Maggio 2008 Università Scienze Motorie di Urbino. Siamo sul campo di calcio per la prova pratica del tuffo lungo. Alcuni ragazzi sono all'esecuzione dell'ultima fase. Mentre spiegavo, sin dall'inizio nella parte teorica, scrutavo i miei interlocutori; ho incrociato alcune volte lo “sguardo” di una ragazza. A prescindere dalla gradevolezza estetica, mi colpi l'”ambito mentale” con il quale osservava. Le chiesi di portarsi insieme agli altri e se voleva provare il tuffo. Quello che vedete nelle clip sono i primi due interventi da portiere della sua vita. La porta è regolare tant'è che il campo dove abbiamo eseguito la prova è lo stadio di Urbino. Da posizione centrale arriva oltre il palo...  Ottimo risultato, bravissima lei e a me è risultato facile soprattutto grazie al suo modo di interfacciarsi alla “realtà esterna”, al suo ambito mentale. Di mio ho SOLO messo la “comprensione” del “veicolo” che lei utilizza per rapportare mondo interno/esterno. In pratica ho limitato al minimo, per quanto sono stato capace, la possibilità di interpretazioni contrastanti. In estrema sintesi, come può un atleta che non ha mai eseguito il gesto tecnico del tuffo ottenere un risultato migliore di molti portieri professionisti in meno di tre minuti???

DA NON CREDERE!!!

 Eppure è lì, sotto gli occhi... Si è riusciti a sovrapporre il territorio con la mappa rendendoli analoghi; è un concetto difficile sul quale magari torneremo ma l'ho anticipato per coloro che conoscono la PNL e sono renitenti ad utilizzarla per l'apprendimento, il consolidamento e la correzione del ricordo/schema.E che commentare della prestazione di questo ragazzo di 12 anni non ancora compiuti, prestazione realizzata tra i pali di una porta regolamentare? (NB il ragazzo allunga, da sdraiato lateralmente, le braccia per poter dimostrare visivamente il punto massimo di spazio coperto con quel tuffo) video1 e video2 di tuffo lungo di 12enne.S uppongo che anche voi possiate cominciare a pensare che ci sono margini non presi attualmente in considerazione e che possono essere sfruttati. Ora arriva un ulteriore scossone, quello anticipatovi nell'articolo precedente.  Tratto da “Il computer di Dio” di Odifreddi: “Da sempre i filosofi e i teologi hanno speculato, in entrambi i sensi del termine, sul libero arbitrio, pur senza poter definire precisamente il termine, né riuscire a dimostrare che esso non nascondesse una vuota illusione. E continuano a farlo anche oggi, nonostante molti decenni fa il neurochirurgo statunitense Benjamin Libet e il fisiologo tedesco Hans Kornhuber abbiano condotto un esperimento cruciale: misurando l'elettroencefalogramma di soggetti ai quali era stato chiesto di muovere un dito a loro piacere, si accorsero che il comando cerebrale all'azione precedeva di quasi un secondo la sensazione soggettiva della decisione cosciente ! Ora, come può la volontà essere la causa di un'azione, se i comandi del cervello la precedono ? Non sarà che, da sempre, abbiamo scambiato l'effetto con la causa?”Quando lessi di quegli studi, se non ricordo male alla fine degli anni 80 del secolo passato, cominciai ad interessarmene sino a farne una parte preminente del mio concetto di apprendimento. Ricordo ancora con affetto una delle prime (estremamente rudimentali) applicazioni con una giovanissima Brenzan Giorgia, agli albori di quella che fu poi una notevole carriera. Il club era l'Euromobil di Modena. Approfitto di queste righe per onorare un'atleta che ha rappresentato l'Italia per quasi due decenni ed è tuttora nei quadri della Federazione Italiana Gioco Calcio. Grande Giorgia!!!Lo sviluppo di quegli studi mi porta attualmente ad una “calibrazione” degli ambiti mentali di cui ho parlato sopra. Non entro in merito al libero arbitrio che è un argomento attraente ma fuorviante per quanto stiamo trattando ma la domanda principale è:

-                    se i comandi esecutivi del cervello precedono la decisione

-                    se l'allenamento serve a definire la volontà del decidere “cosa fare” (vissuto)

-                    ovvia conclusione: è la migliore procedura per apprendere quella che “allena” la decisione invece che quella che allena direttamente i comandi esecutivi?E le domande che ne derivano??? Riuscite a “vedere”, a “percepire”, a “fiutare” che vi sono molti aspetti che vanno ben oltre alle suddivisione delle capacità coordinative o all'elenco dei prerequisiti? In pratica è come se fino ad oggi avessimo studiato le molecole e ora si sia arrivati alla prova che esistono le particelle sub-atomiche. E' tutto da riscrivere!!! Ma uno non esclude l'altro, più semplicemente sono complementari, diverse prospettive di singoli aspetti. O, per rimanere nell'attualità, sappiamo abbastanza sugli atomi ma la comunità scientifica sta cercando le prove dell'esistenza del bosone di Higgs detto anche bosone di Dio perché aprirebbe degli scenari sulla nascita dell'universo. In questa saga potrebbero essere i mattoni più piccoli del tutto, ciò che Democrito pensava rappresentasse l'atomo (dal greco indivisibile). E se vi fosse una serie di mattoni più piccoli ed indivisibili che formano la base dell'esercizio (inteso come mezzo allenante in generale)? Tutto ciò che potrebbe essere incremento di prestazione sarebbe oggetto di casualità, forse la stessa casualità che, ove si verifichino particolari condizioni attualmente poco o per nulla conosciute,  sta a monte del “campione” o del “talento”.. A qualcosa di indicativo a ciò ha assistito chi ha partecipato al mio intervento al Convegno sul “Talento di calcio” in Umbria, a Todi se non ricordo male, nel 1998.