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Portiere: più in attacco che in difesa |
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L’estremo difensore, l’ultimo baluardo. Etichette naturalmente da sempre dedicate ai portieri, noti anche per la loro leggendaria “solitudine”. Loro, così diversi dagli altri, loro, gli unici a poter usare le mani. In tutto questo c’è effettivamente del vero ma visto che quando si parla di calcio si parla sempre e sempre di gioco di squadra, l’approccio con cui ho sempre cercato di guardare a questo ruolo – dapprima da calciatore, lì in porta e poi come “allenatore” dei portieri (così preferisco piuttosto di “preparatore”) – è il più possibile quello di un calciatore come gli altri. Uno insomma che oltre al classico ruolo (cercare di impedire che gli avversari facciano goal), è preposto ad attaccare e difendere tanto quanto un qualsiasi compagno di squadra. Diciamo
che queste righe qui sopra sono un po’ la cornice-filosofia di fondo,
appunto il fondamentale rimando che in questi anni mi ha accompagnato nel
rapportarmi con i “miei” portieri. Con questa premessa, naturalmente
benedette sono state, per il sottoscritto, le modifiche regolamentari che
hanno via via mutato il comportamento sia dei portieri che degli altri
compagni di squadra (vedi per tutte il retropassaggio). Ecco così, proprio
facendo riferimento ai dati oggettivi che emergono dagli scout (rilevazione
degli interventi dei giocatori effettuati in gara) con cui sempre più si
leggono e analizzano le partite, che in effetti le “azioni di attacco” che è
chiamato a compiere adesso un portiere, sono nettamente prevalenti a quelle
“di difesa”.C’è poi da dire, ancora, che grazie al lungo rapporto di lavoro/amicizia con l’allenatore Ezio Glerean, ho avuto modo di dare concretezza sul campo a questa predetta “filosofia”, vista l’abitudine dello stesso Glerean a disporre la squadra in campo in modo tale che al portiere è sempre chiesta collaborazione in prima persona per la migliore riuscita dell’inizio dell’azione. Nel mio rapporto dunque con i portieri (ancor più poi dal ’95, dopo il varo delle modifiche regolamentari che li riguardavano più da vicino), ho sempre così cercato di dare l’assoluta precedenza a evidenziare subito quel che loro potevano fare per contribuire a costruire la vittoria della squadra. Cercando così di indirizzare la loro attenzione sul COSA FARE per aiutare la squadra a vincere, piuttosto che su quel da NON FAR FARE agli avversari per non perderla. Subito, ad inizio di stagione, nel momento della “conoscenza” con un nuovo portiere, ho sempre trovato utile presentare lo scout di una gara del portiere della stagione precedente, avendo cura di descrivere anche come si disponeva la squadra in campo, le caratteristiche dei vari giocatori-compagni nei vari ruoli e le zone di campo in cui prevalentemente agivano. Quali poi i principali movimenti di sviluppo dell’azione e in generale la mentalità propositiva sempre richiesta al gruppo, in primis naturalmente dallo stesso Glerean. Un quadro d’assieme che richiedeva dunque delle risposte e un progetto di lavoro di cui cercare sempre di mettere bene in chiaro le finalità e pure il percorso da intraprendere per arrivarci. Nello specifico, se al portiere chiediamo di calciare mediamente 30 volte a gara (questo dato risulta dai rilevamenti da me effettuati da circa dieci anni), oppure gli chiediamo di utilizzare il rinvio con le mani in una zona del campo ad una velocità opportuna e adatta a far ripartire la squadra; se gli chiediamo di gestire l’area negli interventi di presa aerea su palloni provenienti da cross laterali o da palle inattive; è necessario per arrivare a tutto questo avere un portiere che sia Forte, Veloce e anche Coraggioso. Nel nostro gruppo di lavoro che per anni ha fatto capo a Ezio Glerean (con Andrea Redigolo, Enrico Mendo, Fabio Munzone e Pino Lazzaro), la necessità di avere un certo tipo di giocatori per il gioco richiesto alla squadra ci ha indirizzato ad un approccio il più possibile “scientifico” nella valutazione degli atleti nella progettazione del loro lavoro. Ad inizio stagione, ed a scadenze fisse durante la stagione, i portieri venivano sottoposti ad una valutazione attraverso una batteria di test che comprendeva: - -Squat Jump, Counter Movement Jump, Counter Movement jump a braccia libere e Stifness jump eseguiti su pedana Optojump della Microgate. Il rapporto tra le varie prove ci forniva informazioni sulle qualità “esplosive” e coordinative degli atleti. - -Dynabiopsy test per la valutazione delle qualità di Forza e Potenza e per l’analisi della strategia d’uso della catena cinetica estensoria degli arti inferiori. - -Curva Forza/Velocità su Pressa Orizzontale con sistema Real Power della Globus - -20m sprint con fotocellule Globus I risultati dei test venivano sempre messi a conoscenza del gruppo in modo che ciascuno poteva confrontare i propri progressi con quelli di ciascun compagno (anche questo tra l’altro un modo per il portiere d’essere ancor più “uguale” agli altri). In base ai risultati emersi dall’analisi dei test e dalla valutazione tecnica del portiere, veniva progettato il lavoro fisico e la sua periodizzazione. Nella nostra settimana tipo, il lavoro “ a secco” per le qualità di forza veniva svolto il mercoledì mattina assieme a tutta la squadra. Il lavoro/test sulla velocità veniva invece proposto il sabato mattina a settimane alterne. Il lavoro proposto era realmente individualizzato, perché ciascun portiere svolgeva il proprio personale programma che poteva differenziarsi dagli altri sia per la tipologia che per la quantità e la qualità degli esercizi. In generale la sessione di lavoro del mercoledì mattina prevedeva tre fasi ben distinte: 1. -Lavoro di Forza massimale e/o esplosiva per gli arti inferiori 2. -Lavoro di Forza resistente o esplosiva per gli arti superiori 3. -Lavoro di rapidità e di Coordinazione dinamica generale La fase numero 1 comprendeva lavori sulla Pressa orizzontale sia di Forza massimale che di Forza esplosiva, monitorati con un ergometro (Real Power della Globus) per far si che ciascun atleta fosse in grado di gestire e controllare il proprio allenamento e, soprattutto, per monitorare settimana per settimana la loro condizione, così da apportare eventuali modifiche (carico, potenza, velocità d’esecuzione, etc.) e mantenere il programma di lavoro il più adatto possibile (mi piace pensarlo…) alle condizioni del momento dell’atleta; lavori alla Multi power ( o castello) per i tricipiti surali; lavori sulla Leg extension a completamento del lavoro svolto sulla Pressa; lavori sulla Leg curl in forma eccentrica per compensare il lavoro svolto sugli estensori; lavori sugli ostacoli di 15cm (hover) e 30-40cm in varie forme. Nella fase numero 2, la squadra svolgeva lavori a circuito per gli arti superiori ed il tronco, sia di Forza resistente che, in particolare i portieri, di Forza Massimale ed Esplosiva, con lavori “a contrasto”. Nella fase numero 3 la squadra con i portieri lavorava su percorsi allestiti per sviluppare la rapidità sfruttando le qualità coordinative e di Forza esplosiva. La durata di ciascun percorso era non superiore ai 5-6”. Venivano proposte esercitazioni dove il percorso era segnato da colori che condizionavano la partenza e l’andatura. L’obiettivo ricercato era ottimizzare gli appoggi a terra utilizzando le varie zone della pianta del piede. In questa fase cercavo di variare continuamente il tipo di esercitazioni proposte, in quanto una volta riconosciuto il percorso e l’andatura il miglioramento del gesto non veniva sviluppato. Anche in questa fase il lavoro veniva proposto in forma di competizione tra giocatori o in forma cronometrata. Riscontravo che lo spirito che si creava era coinvolgente e particolarmente stimolante. Nelle tre fasi la squadra veniva suddivisa in gruppi di 6-8 persone in maniera che noi dello staff potevamo seguirli e controllarli nel lavoro con particolare attenzione. Durante la stagione, quando la squadra lavorava alla ricerca del miglioramento di qualità fisiche che al portiere non erano necessarie, proponevo inoltre, un lavoro comprendente salite su panca, balzi, cadute pliometriche in forme e quantità adatte alle caratteristiche dei portieri. L’allenamento test del sabato mattina, effettuato a settimane alterne, era incentrato su 3 prove sui 20m, cronometrate con le fotocellule. Curando in questa forma il lavoro fisico riuscivo, nei periodi in cui ci preparavamo tra portieri, a curare particolarmente l’aspetto tecnico e tattico. LE ESERCITAZIONI Presentiamo la seconda parte di un interessante articolo sulla preparazione del portiere alla fase difensiva ed alla fase offensiva. In tutti i lavori che il metodo-Glerean prevedeva nell’organizzazione tattica della squadra, il portiere era sempre attivamente impegnato, sia quando c’era da curare la fase difensiva che per quella offensiva. Ad esempio, nell’allenamento del giovedì, quando si provava lo sviluppo dell’azione per portare la squadra alla conclusione in porta (con situazioni che talvolta non prevedono alcun contrasto, 11>0 ), era proprio il portiere posizionato nella porta opposta l’unico ostacolo. In questo tipo di esercitazioni, dove questo portiere veniva così a ricoprire un ruolo che poteva essere anche frustrante, egli doveva comunque cercare la forma di intervento più adatta a rinviare o a evitare, se possibile, il goal. Val la pena di ricordare che già comunque quel suo modo di provare, induceva i compagni ad una maggiore ricerca di attenzione e precisione (lo stesso metodo, basato sulla partecipazione attiva del portiere nelle varie esercitazioni tattiche sul campo, l’ho poi applicato anche nei sei mesi in cui ho lavorato con Renzo Ulivieri a Padova). Prima comunque di effettuare queste esercitazioni con i portieri, era di solito mia cura soffermarmi con loro sulla tecnica di ricezione, sull’impiego delle mani sulla palla, sulla strategia da adottare nell’1>1, sull’utilizzo della tecnica di deviazione come eventuale soluzione. Il mercoledì pomeriggio, dopo che al mattino si era lavorato in palestra, con Glerean e gli altri del gruppo di lavoro si proponeva alla squadra una seduta incentrata alla ricerca dell’intensità e allo sviluppo della resistenza alla velocità, con partite su campi ridotti 3>3 o 4>4, dove si verificavano ripetute conclusioni in porta in situazione di mischia, di contrasto, di uscita bassa e di veloci ripartenze con le mani dopo la conclusione a tiro effettuata. Curando il tempo di recupero e ruotando la posizione dei portieri nei vari campi dove si svolgevano temi diversi, nella seduta si sottoponeva il portiere ad una completa e “vera” serie di interventi per allenare la tecnica di porta. Puntualmente, anche in questo caso il portiere faceva parte di una squadra (seppur divisa in micro-formazioni); a lui chiedevamo di preoccuparsi, oltre a evitare il goal, di mantenere alto il ritmo di gioco (le partite duravano 2 o 3 minuti) con veloci ripartenze, senza soffermarsi a valutare come aveva preso goal o a discutere con il compagno che non l’aveva ascoltato! Un lavoro davvero completo ed esaustivo, che penso sia difficilmente riproponibile dal preparatore dei portieri in allenamenti uno a uno. Al venerdì pomeriggio con il gruppo di portieri (durante tutto l’anno a rotazione venivano coinvolti nel lavoro settimanale i portieri del settore giovanile) si effettuava una seduta prevalentemente tecnico-tattica. Questa seduta, per ancor più ottenere e perseguire la miglior interpretazione del ruolo all’interno della squadra, veniva condotta sotto forma di gara a squadre o individuale tra i portieri presenti. Durante l’allenamento ad ogni esercitazione veniva assegnato un punteggio la cui somma determinava una classifica finale. Osservavo che il far tenere un punteggio ai portieri riduceva la loro distrazione e il calo della concentrazione inoltre essi tendevano ad osservarsi e a controllarsi. Solo al termine della seduta, i portieri si riunivano alla squadra per effettuare il lavoro di organizzazione della difesa nei calci da fermo. La competizione, in queste fasi, stimolava il portiere a ricercare la strategia migliore per eseguire in maniera e forma più adatta il gesto tecnico o tattico richiesto. Era lui che spesso trovava la soluzione migliore; il mio compito era indirizzarlo, stimolandolo a rispondere modulandogli la difficoltà e la profondità del calcio. La tendenza insomma è quella di far sì che il portiere acquisisca “certezze”. Succedeva che furbizia, solidarietà, spirito di corpo e personalità erano esaltate e che senza accorgesene i portieri rispondevano al quel bisogno fondamentale di “sentirsi parte di un gruppo” Di seguito descriverò alcune esercitazioni proposte al venerdì. Esercitazione 1 ![]()
Riscaldamento:
Esercitazione
per curare la tecnica di rilancio e intercettazione della palla lanciata o
calciata da vicino:
seconda di quanto richiesto:
Esercitazione per la cura della gestione della palla da retropassaggio:
Esercitazione 4
Esercitazione per migliorare il rinvio dal fondo e la ricezione della palla
da lontano:
Esercitazione per la ricezione senza usare le mani e fare goal al portiere
di fronte:
Esercitazione dove si deve evitare di prendere goal ed evitare che la palla
rimbalzi in area:
Continuando con pazienza a lavorare su questi concetti, vedevo che ogni
portiere trovava la sua posizione ideale che spesso risultava differente
dagli altri portieri che si allenavano con lui.
Esercitazione su cross laterali e rilancio con le mani e in drop:
Naturalmente poteva rinviare con mani o piedi solo se intercettava la palla! |
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