Portiere: più in attacco che in difesa
di Antonio Lacara - Allenatore 3 cat. - Preparatore di portieri  - FONTE : rivista “L’allenatore”

 
 
L’estremo difensore, l’ultimo baluardo. Etichette naturalmente da sempre dedicate ai portieri, noti anche per la loro leggendaria “solitudine”. Loro, così diversi dagli altri, loro, gli unici a poter usare le mani.
In tutto questo c’è effettivamente del vero ma visto che quando si parla di calcio si parla sempre e sempre di gioco di squadra, l’approccio con cui ho sempre cercato di guardare a questo ruolo – dapprima da calciatore, lì in porta e poi come “allenatore” dei portieri (così preferisco piuttosto di “preparatore”) – è il più possibile quello di un calciatore come gli altri. Uno insomma che oltre al classico ruolo (cercare di impedire che gli avversari facciano goal), è preposto ad attaccare e difendere tanto quanto un qualsiasi compagno di squadra.

Diciamo che queste righe qui sopra sono un po’ la cornice-filosofia di fondo, appunto il fondamentale rimando che in questi anni mi ha accompagnato nel rapportarmi con i “miei” portieri. Con questa premessa, naturalmente benedette sono state, per il sottoscritto, le modifiche regolamentari che hanno via via mutato il comportamento sia dei portieri che degli altri compagni di squadra (vedi per tutte il retropassaggio). Ecco così, proprio facendo riferimento ai dati oggettivi che emergono dagli scout (rilevazione degli interventi dei giocatori effettuati in gara) con cui sempre più si leggono e analizzano le partite, che in effetti le “azioni di attacco” che è chiamato a compiere adesso un portiere, sono nettamente prevalenti a quelle “di difesa”.

C’è poi da dire, ancora, che grazie al lungo rapporto di lavoro/amicizia con l’allenatore Ezio Glerean, ho avuto modo di dare concretezza sul campo a questa predetta “filosofia”, vista l’abitudine dello stesso Glerean a disporre la squadra in campo in modo tale che al portiere è sempre chiesta collaborazione in prima persona per la migliore riuscita dell’inizio dell’azione.

Nel mio rapporto dunque con i portieri (ancor più poi dal ’95, dopo il varo delle modifiche regolamentari che li riguardavano più da vicino), ho sempre così cercato di dare l’assoluta precedenza a evidenziare subito quel che loro potevano fare per contribuire a costruire la vittoria della squadra. Cercando così di indirizzare la loro attenzione sul COSA FARE per aiutare la squadra a vincere, piuttosto che su quel da NON FAR FARE agli avversari per non perderla.
Subito, ad inizio di stagione, nel momento della “conoscenza” con un nuovo portiere, ho sempre trovato utile presentare lo scout di una gara del portiere della stagione precedente, avendo cura di descrivere anche come si disponeva la squadra in campo, le caratteristiche dei vari giocatori-compagni nei vari ruoli e le zone di campo in cui prevalentemente agivano. Quali poi i principali movimenti di sviluppo dell’azione e in generale la mentalità propositiva sempre richiesta al gruppo, in primis naturalmente dallo stesso Glerean. Un quadro d’assieme che richiedeva dunque delle risposte e un progetto di lavoro di cui cercare sempre di mettere bene in chiaro le finalità e pure il percorso da intraprendere per arrivarci. Nello specifico, se al portiere chiediamo di calciare mediamente 30 volte a gara (questo dato risulta dai rilevamenti da me effettuati da circa dieci anni), oppure gli chiediamo di utilizzare il rinvio con le mani in una zona del campo ad una velocità opportuna e adatta a far ripartire la squadra; se gli chiediamo di gestire l’area negli interventi di presa aerea su palloni provenienti da cross laterali o da palle inattive; è necessario per arrivare a tutto questo avere un portiere che sia Forte, Veloce e anche Coraggioso.

Nel nostro gruppo di lavoro che per anni ha fatto capo a Ezio Glerean (con Andrea Redigolo, Enrico Mendo, Fabio Munzone e Pino Lazzaro), la necessità di avere un certo tipo di giocatori per il gioco richiesto alla squadra ci ha indirizzato ad un approccio il più possibile “scientifico” nella valutazione degli atleti nella progettazione del loro lavoro. Ad inizio stagione, ed a scadenze fisse durante la stagione, i portieri venivano sottoposti ad una valutazione attraverso una batteria di test che comprendeva:
- -Squat Jump, Counter Movement Jump, Counter Movement jump a braccia libere e Stifness jump eseguiti su pedana Optojump della Microgate. Il rapporto tra le varie prove ci forniva informazioni sulle qualità “esplosive” e coordinative degli atleti.
- -Dynabiopsy test per la valutazione delle qualità di Forza e Potenza e per l’analisi della strategia d’uso della catena cinetica estensoria degli arti inferiori.
- -Curva Forza/Velocità su Pressa Orizzontale con sistema Real Power della Globus
- -20m sprint con fotocellule Globus
I risultati dei test venivano sempre messi a conoscenza del gruppo in modo che ciascuno poteva confrontare i propri progressi con quelli di ciascun compagno (anche questo tra l’altro un modo per il portiere d’essere ancor più “uguale” agli altri).
In base ai risultati emersi dall’analisi dei test e dalla valutazione tecnica del portiere, veniva progettato il lavoro fisico e la sua periodizzazione.
Nella nostra settimana tipo, il lavoro “ a secco” per le qualità di forza veniva svolto il mercoledì mattina assieme a tutta la squadra.
Il lavoro/test sulla velocità veniva invece proposto il sabato mattina a settimane alterne.
Il lavoro proposto era realmente individualizzato, perché ciascun portiere svolgeva il proprio personale programma che poteva differenziarsi dagli altri sia per la tipologia che per la quantità e la qualità degli esercizi. In generale la sessione di lavoro del mercoledì mattina prevedeva tre fasi ben distinte:
1. -Lavoro di Forza massimale e/o esplosiva per gli arti inferiori
2. -Lavoro di Forza resistente o esplosiva per gli arti superiori
3. -Lavoro di rapidità e di Coordinazione dinamica generale

La fase numero 1 comprendeva lavori sulla Pressa orizzontale sia di Forza massimale che di Forza esplosiva, monitorati con un ergometro (Real Power della Globus) per far si che ciascun atleta fosse in grado di gestire e controllare il proprio allenamento e, soprattutto, per monitorare settimana per settimana la loro condizione, così da apportare eventuali modifiche (carico, potenza, velocità d’esecuzione, etc.) e mantenere il programma di lavoro il più adatto possibile (mi piace pensarlo…) alle condizioni del momento dell’atleta; lavori alla Multi power ( o castello) per i tricipiti surali; lavori sulla Leg extension a completamento del lavoro svolto sulla Pressa; lavori sulla Leg curl in forma eccentrica per compensare il lavoro svolto sugli estensori; lavori sugli ostacoli di 15cm (hover) e 30-40cm in varie forme.
Nella fase numero 2, la squadra svolgeva lavori a circuito per gli arti superiori ed il tronco, sia di Forza resistente che, in particolare i portieri, di Forza Massimale ed Esplosiva, con lavori “a contrasto”.

Nella fase numero 3 la squadra con i portieri lavorava su percorsi allestiti per sviluppare la rapidità sfruttando le qualità coordinative e di Forza esplosiva. La durata di ciascun percorso era non superiore ai 5-6”. Venivano proposte esercitazioni dove il percorso era segnato da colori che condizionavano la partenza e l’andatura. L’obiettivo ricercato era ottimizzare gli appoggi a terra utilizzando le varie zone della pianta del piede. In questa fase cercavo di variare continuamente il tipo di esercitazioni proposte, in quanto una volta riconosciuto il percorso e l’andatura il miglioramento del gesto non veniva sviluppato. Anche in questa fase il lavoro veniva proposto in forma di competizione tra giocatori o in forma cronometrata. Riscontravo che lo spirito che si creava era coinvolgente e particolarmente stimolante.
Nelle tre fasi la squadra veniva suddivisa in gruppi di 6-8 persone in maniera che noi dello staff potevamo seguirli e controllarli nel lavoro con particolare attenzione.
Durante la stagione, quando la squadra lavorava alla ricerca del miglioramento di qualità fisiche che al portiere non erano necessarie, proponevo inoltre, un lavoro comprendente salite su panca, balzi, cadute pliometriche in forme e quantità adatte alle caratteristiche dei portieri.

L’allenamento test del sabato mattina, effettuato a settimane alterne, era incentrato su 3 prove sui 20m, cronometrate con le fotocellule.
Curando in questa forma il lavoro fisico riuscivo, nei periodi in cui ci preparavamo tra portieri, a curare particolarmente l’aspetto tecnico e tattico.

LE ESERCITAZIONI
Presentiamo la seconda parte di un interessante articolo sulla preparazione del portiere alla fase difensiva ed alla fase offensiva.

In tutti i lavori che il metodo-Glerean prevedeva nell’organizzazione tattica della squadra, il portiere era sempre attivamente impegnato, sia quando c’era da curare la fase difensiva che per quella offensiva. Ad esempio, nell’allenamento del giovedì, quando si provava lo sviluppo dell’azione per portare la squadra alla conclusione in porta (con situazioni che talvolta non prevedono alcun contrasto, 11>0 ), era proprio il portiere posizionato nella porta opposta l’unico ostacolo. In questo tipo di esercitazioni, dove questo portiere veniva così a ricoprire un ruolo che poteva essere anche frustrante, egli doveva comunque cercare la forma di intervento più adatta a rinviare o a evitare, se possibile, il goal. Val la pena di ricordare che già comunque quel suo modo di provare, induceva i compagni ad una maggiore ricerca di attenzione e precisione (lo stesso metodo, basato sulla partecipazione attiva del portiere nelle varie esercitazioni tattiche sul campo, l’ho poi applicato anche nei sei mesi in cui ho lavorato con Renzo Ulivieri a Padova).
Prima comunque di effettuare queste esercitazioni con i portieri, era di solito mia cura soffermarmi con loro sulla tecnica di ricezione, sull’impiego delle mani sulla palla, sulla strategia da adottare nell’1>1, sull’utilizzo della tecnica di deviazione come eventuale soluzione.

Il mercoledì pomeriggio, dopo che al mattino si era lavorato in palestra, con Glerean e gli altri del gruppo di lavoro si proponeva alla squadra una seduta incentrata alla ricerca dell’intensità e allo sviluppo della resistenza alla velocità, con partite su campi ridotti 3>3 o 4>4, dove si verificavano ripetute conclusioni in porta in situazione di mischia, di contrasto, di uscita bassa e di veloci ripartenze con le mani dopo la conclusione a tiro effettuata. Curando il tempo di recupero e ruotando la posizione dei portieri nei vari campi dove si svolgevano temi diversi, nella seduta si sottoponeva il portiere ad una completa e “vera” serie di interventi per allenare la tecnica di porta.
Puntualmente, anche in questo caso il portiere faceva parte di una squadra (seppur divisa in micro-formazioni); a lui chiedevamo di preoccuparsi, oltre a evitare il goal, di mantenere alto il ritmo di gioco (le partite duravano 2 o 3 minuti) con veloci ripartenze, senza soffermarsi a valutare come aveva preso goal o a discutere con il compagno che non l’aveva ascoltato! Un lavoro davvero completo ed esaustivo, che penso sia difficilmente riproponibile dal preparatore dei portieri in allenamenti uno a uno.
Al venerdì pomeriggio con il gruppo di portieri (durante tutto l’anno a rotazione venivano coinvolti nel lavoro settimanale i portieri del settore giovanile) si effettuava una seduta prevalentemente tecnico-tattica. Questa seduta, per ancor più ottenere e perseguire la miglior interpretazione del ruolo all’interno della squadra, veniva condotta sotto forma di gara a squadre o individuale tra i portieri presenti. Durante l’allenamento ad ogni esercitazione veniva assegnato un punteggio la cui somma determinava una classifica finale. Osservavo che il far tenere un punteggio ai portieri riduceva la loro distrazione e il calo della concentrazione inoltre essi tendevano ad osservarsi e a controllarsi. Solo al termine della seduta, i portieri si riunivano alla squadra per effettuare il lavoro di organizzazione della difesa nei calci da fermo.

La competizione, in queste fasi, stimolava il portiere a ricercare la strategia migliore per eseguire in maniera e forma più adatta il gesto tecnico o tattico richiesto. Era lui che spesso trovava la soluzione migliore; il mio compito era indirizzarlo, stimolandolo a rispondere modulandogli la difficoltà e la profondità del calcio.
La tendenza insomma è quella di far sì che il portiere acquisisca “certezze”.
Succedeva che furbizia, solidarietà, spirito di corpo e personalità erano esaltate e che senza accorgesene i portieri rispondevano al quel bisogno fondamentale di “sentirsi parte di un gruppo”
Di seguito descriverò alcune esercitazioni proposte al venerdì.


Esercitazione 1

Riscaldamento:
È un periodo da sfruttare al meglio per creare un atteggiamento attivo e qualitativamente buono nelle esercitazioni; creare, già da questo momento, la competizione abitua il giocatore alla concentrazione.

L’allenamento del Venerdì pomeriggio, generalmente, comincia con una serie di partite 2 contro 2 o 3 contro 3 (aggregavo i portieri del settore giovanile) su di un campo 7,44 per 9 metri con una porta mobile al posto della rete: Si effettuavano 2 partite della durata di 15 minuti da svolgere così:
• -3 punti a pallavolo (utilizzando il pallone da calcio!) cambiando ad ogni punto il giocatore in battuta;
• -3 punti a calciotennis (nei 3 tocchi consentiti non si poteva utilizzare il colpo di testa per mandare la palla nel campo avversario);
• -3 punti a pallavolo palleggiando solo con i pugni (evitando la parte inferiore della mano e il polso).
Così ogni 3 punti si cambiava forma di gioco (venivano inseriti di volta in volta anche altri tipi di gioco tipo palla prigionier acc.) con l’intento di mobilizzare gli arti, sia inferiori che superiori, di sensibilizzare le parti del corpo al contatto della palla e del terreno senza trascurare il fatto che usando la porta da calcio al posto della rete da pallavolo si ottiene una conoscenza più “fine” di essa!

Esercitazione 2

Esercitazione per curare la tecnica di rilancio e intercettazione della palla lanciata o calciata da vicino:
Viene condotta dalla distanza di circa 16 metri a semicerchio rispetto alla porta.
3 portieri si dispongono in porta e 3 nella prima stazione; quest’ultimo rilancia verso la porta a

seconda di quanto richiesto:
• -facendo fare obbligatoriamente un rimbalzo a terra alla palla prima di venire intercettata,
• -lanciata alta sopra il livello delle spalle del portiere posizionato in porta ,
• -calciata nelle varie forme da palla in mano a raggiungere lo specchio della porta senza farla rimbalzare;
in ogni caso evitando di lanciare la palla fuori dello specchio della porta (pena la penalità nel punteggio) cercando la precisione e allo stesso tempo di evitare di far bloccare la palla al portiere. Si prendono punti ogni volta si lancia correttamente e ogni volta si intercetta la palla in presa. Dopo aver lanciato di corsa si prosegue e si va ad occupare la posizione nella porta mentre chi ha intercettato la palla va di corsa ad effettuare il rilancio. Si effettuano rilanci da tutte le posizioni stabilite. Naturalmente vengono effettuati tutti i tipi di rilancio che si effettuano in partita sia con le mani che con i piedi ogni volta ricercando un obiettivo preciso.


Esercitazione 3

Esercitazione per la cura della gestione della palla da retropassaggio:
Per migliorare l’esecuzione del gesto tecnico si eseguiva una partita 1 contro 1 (a questo punto vengono abbinati i portieri a seconda del punteggio: il primo contro il sesto, il secondo contro il quinto e terzo contro il quarto).
Gli obiettivi erano quelli di riuscire, scambiando la palla rasoterra con un tocco solo, di centrare un paletto situato a metà del campo o far sbagliare intervento all’avversario. Il campo è delimitato da 4 coni posti a 10 metri uno dall’altro e a 16 metri tra loro, il paletto si trovava a metà campo al centro. Era obbligatorio mantenere la palla a terra o come minimo doveva effettuare un rimbalzo all’interno del campo; inoltre si doveva riuscire a mantenere la palla all’interno del rettangolo. Se si colpiva il paletto si guadagnavano 3 punti (in battuta non si poteva colpire il paletto e si doveva mandare la palla in una metà campo dichiarata) mentre ogni volta che l’avversario non riusciva a rispondere all’interno del rettangolo di gioco, non faceva fare minimo un rimbalzo alla palla prima della linea di fondo avversaria oppure faceva cadere un cono in battuta si guadagnava 1 punto; la partita terminava ai 20 punti.
Questa banale esercitazione eseguita dai nostri portieri ormai da 7 anni intendeva aiutare il portiere a gestire al meglio il retropassaggio in disimpegno del compagno di squadra, a lui era lasciata la libera interpretazione della gara, in altre parole doveva sapere gestire la palla veloce, mettere in difficoltà l’avversario, considerando che c’erano momenti in cui si poteva cercare di colpire il paletto (palla che arrivava lenta) ma ce n’erano altri dove questo era sconsigliato e si doveva provare ad evitare la giocata centrale!

Esercitazione 4

Esercitazione per migliorare il rinvio dal fondo e la ricezione della palla da lontano:
Come accennavo nella relazione, al nostro portiere facevo capire che il tipo di calcio da utilizzare per rinviare dal fondo doveva mantenere una parabola bassa ma raggiungere una zona del campo oltre il cerchio di centrocampo. Questo metteva in condizione il compagno di provare a difenderla dall’anticipo del difensore, oppure di “spizzicarla” per i compagni che si inserivano. Di conseguenza, per ottenere un calcio efficace, era importante curare la posizione del piede d’appoggio per ottenere un piegamento sulla gamba portante adeguato e doveva essere colpita effettuando un movimento della gamba molto veloce.
Per svolgere questa esercitazione sfruttavamo le zone del campo esterne al lato corto dell’area di rigore: due portieri da una parte e due dall’altra schierati di fronte. Disposti in questa maniera dovevano calciare la palla verso i portieri-avversari dalla parte opposta (superando in larghezza l’area di rigore) che dovevano riceverla controllandola con un tocco e facendogli fare al massimo un rimbalzo. Avevo calcolato che l’area di rigore misura nel lato lungo poco più di 40 metri, per cui se consideriamo che i portieri dovevano calciare la palla facendola sorvolare l’area, raggiungevano con il calcio la distanza che va dall’area di porta a metà campo circa. Per allenarci diventava più facile (psicologicamente) calciare vedendo il campo nel lato stretto piuttosto che per quello lungo, inoltre la misura del lato corto dell’area (16,5 metri) corrispondeva alla larghezza della zona di campo da raggiungere quando si calciava in partita dal fondo!
Si faceva punto quando si calciava e chi riceveva non riusciva a controllare la palla con un tocco nella zona che andava dal lato corto dell’area di rigore al fallo laterale, oppure se faceva due rimbalzi, oppure se la palla calciata dall’avversario non superava completamente l’area di rigore o se l’avversario non centrava la zona di ricezione. La partita finiva quando tutti i portieri avevano effettuato 10 calci.

Esercitazione 5

Esercitazione per la ricezione senza usare le mani e fare goal al portiere di fronte:
Per eseguire questa esercitazione mi posizionavo con i palloni nel cerchio di centrocampo, piazzavo la porta mobile ai 25 metri di fronte alla porta fissa e a difesa di questa ponevo un portiere che fungeva da avversario. Io calciavo la palla con parabola a sorvolare la porta mobile così che il portiere che difendeva la porta principale doveva gestire senza usare le mani e braccia come fosse un retropassaggio di un compagno. Aveva due tocchi a disposizione per provare a fare goal nella porta mobile difesa da un portiere avversario, il quale se intercettava la palla all’interno della propria area poteva a sua volta tentare di fare goal con un rilancio con le mani verso la porta fissa. Come regola il goal fatto nella porta mobile calciando di prima valeva doppio ma, allo stesso tempo, il portiere doveva fare attenzione in quanto non poteva calciare fuori dello specchio per due volte consecutive. Il portiere avversario non poteva uscire dalla propria area per provare ad anticipare il gesto di ricezione del portiere che difendeva la porta fissa. Altra regola stabilita era che la palla calciata da me non poteva fare più di un rimbalzo nell’area prima di essere controllata. Il portiere a difesa della porta mobile guadagnava un punto se parava il tiro e 3 punti se riusciva a intercettare la palla e fare goal nella porta fissa.
Il lavoro del portiere era ricercare la posizione migliore all’interno dell’area per mettersi in condizione di ricevere la palla nella forma migliore e non scoprire la porta in quanto non poteva usare le mani per intercettarla. Durante queste esercitazioni era mia cura esercitare il portiere sia nella parabola lunga che corta così da metterlo in condizione di variare il suo intervento.

Esercitazione 6

Esercitazione dove si deve evitare di prendere goal ed evitare che la palla rimbalzi in area:
Questa esercitazione aiuta il portiere ad imparare a gestire l’area di rigore da palloni spioventi o da passaggi filtranti calciati dagli avversari frontalmente da lontano, curando la posizione di attesa.

Delimitata un’area di campo che va dalla linea di fondo larghezza area di porta fino al limite dell’area, il portiere deve cercare la posizione di attesa tale da metterlo in condizione di bloccare la palla prima che cada.
La palla la calciavo dal cerchio di centrocampo ed era mia cura, valutata la posizione del portiere, cercare di metterla corta se il portiere tendeva a coprire la porta oppure cercare di scavalcarlo se si posizionava troppo avanti.

      

Continuando con pazienza a lavorare su questi concetti, vedevo che ogni portiere trovava la sua posizione ideale che spesso risultava differente dagli altri portieri che si allenavano con lui.
Se il portiere riusciva a bloccare la palla poteva provare a centrare un bersaglio (porta mobile) con le mani a metà campo; pagava penalità se prendeva goal oppure la palla rimbalzava a terra nell’area delimitata.


Esercitazione 7

Esercitazione su cross laterali e rilancio con le mani e in drop:
Questa esercitazione terminava l’allenamento-partita fra portieri. Si disponeva in porta il primo in classifica e gli altri si disponevano in area di rigore avendo cura di non invadere l’area di porta prima che io calciassi.
I portieri-attaccanti potevano contrastare l’intercettazione della palla come degli attaccanti e avevano a disposizione due tocchi della palla per poter fare goal. Valeva punteggio doppio se facevano goal di prima al volo e pagavano penalità se calciavano fuori porta. Se la palla veniva toccata dal portiere o dal palo si avevano ancora due tocchi.
Il portiere se intercettava la palla da cross laterale la doveva restituire con le mani di precisione a me, se la riceveva da centrocampo di fronte doveva calciare in drop all’interno di una zona delimitata; a seconda della precisione gli assegnavo un punteggio che teneva conto anche del tempo impiegato dalla palla per raggiungere la zona stabilita.

Naturalmente poteva rinviare con mani o piedi solo se intercettava la palla!
Partivo a calciare la palla da un calcio d’angolo e successivamente spostandomi a semicerchio raggiungevo centrocampo e finivo al calcio d’angolo opposto.
Ogni volta che davo il punteggio per l’esercitazione effettuata ad un portiere, questi si cambiava con un suo compagno e andava a fare l’attaccante.
Anche in questa esercitazione c’era sempre un buon spirito, cercare di fare goal era stimolante soprattutto usando l’acrobazia.