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La posizione di attesa Considerazioni sul metodo del tuffo lungo di Sergio Rossi Su gentile concessione dell'autore |
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Un aspetto del mio metodo
che ha dato luogo a fraintendimenti e distorsioni di pensiero è che il
guadagno effettivo della gittata del tuffo realizzabile avverrebbe perchè
viene utilizzato un passo di avvicinamento. In questa ottica pure soggetti
qualificati di alto livello sono stati tratti in inganno.
caso sembra di trovarsi di
fronte ad una disquisizione letterale teorica. Invece è una considerazione
pratica, molto pratica. Se
una persona osserva un portiere che utilizza questo metodo, la prima cosa
che vede è un allargamento della gamba interna del tuffo. E qui si potrebbe
avere un riscontro di quanto affermano i denigratori del metodo. Quando però
si vuole fare un confronto, i termini di paragone debbono essere almeno due.
Se ne è presente uno solo, non esiste un confronto. Anche quando si parla in
astratto e si utilizza un solo termine di paragone, si fa riferimento ad una
media o comunque ad un livello. Affermando che un dato oggetto è buono,
indirettamente e non simultaneamente, si confronta la prestazione di
prodotti analoghi con quello considerato. La controprova si ha quando, per
esempio, ci si trova davanti ad un oggetto sconosciuto e non si sa a cosa
serve: non viene valutato. Dando seguito a questo presupposto, propongo un
confronto diretto tra i due momenti iniziali della metodica da me proposta e
da quella standard o tradizionale, riscontrabile normalmente sui campi di
calcio. I due momenti sono rappresentati dalle due posizioni di partenza.
Analizzando punto per punto: Nella figura a lato possiamo vedere il rettangolo A che corrisponde al piede destro del nostro ipotetico portiere. B e C corrispondono rispettivamente al piede sinistro nella posizione da me proposta ed il piede sinistro nella posizione tradizionale. Se egli si pone nella posizione da me proposta (larghezza del bacino, praticamente la posizione naturale eretta) si configura una ampiezza tra i due piedi (da A a B) il cui spazio interno è di circa 10 cm. Il portiere nella posizione tradizionale copre uno spazio equivalente o, più di frequente, superiore alla larghezza delle spalle cioè di almeno 90 cm. (da A a C). Se il portiere in questione si pone nella posizione da meproposta (spazio tra A e B), dovrà coprire uno spazio di 80 cm per arrivare alla posizione tradizionale. Quindi se il portiere si trova nella posizione A-B ed allarga il piede B sino a sovrapporsi a C, non guadagna spazio ma recupera ciò che aveva perso partendo dalla posizione da me proposta. E c'è chi dice che il guadagno dello spazio ottenuto dal mio metodo è dovuto a questo movimento di recupero. Non occorre che mi crediate sulla parola; è molto più semplice che voi stessi proviate. Immedesimatevi in ambedue le posizioni e vi accorgerete che, quella da me proposta, è penalizzante dal punto di vista della distanza da coprire direttamente. Questa penalizzazione viene recuperata con il movimento già citato. Viene spontanea una domanda: perchè propongo ed utilizzo una posizione di attesa che risulta essere controproducente? Questo aspetto lo analizzeremo in un'altra circostanza. Per il momento vi posso dire che può essere utile perdere una battaglia ma è importante vincere la guerra. A me interessa arrivare a proiettare il corpo il più lontano possibile nel minor tempo possibile. Le tappe intermedie sono relative; mi preme però far rilevare che sbaglia grossolanamente chi afferma che il mio metodo dà risultati perchè si compie un movimento oppure un passo di avvicinamento alla traiettoria del pallone. Riepilogando, il movimento di allargamento della gamba interna prevista nel mio metodo non è altro che un recupero dello spazio concesso dalla assunzione della posizione di partenza da me proposta. Non è quindi un guadagno di spazio rispetto allo standard e, conseguenzialmente, non è questo ciò che permette di migliorare la gittate del tuffo di 80 cm come invece succede. E' invece vero che, poco o tanto che sia, si impiega tempo per portare il piede di appoggio ad una distanza analoga a quella che la posizione tradizionale già occupa e quindi non abbisogna di tempo. Conclusioni
Durante il periodo
evolutivo si evidenziano delle fasi di alternanza nel miglioramento delle
capacità di salto che possono essere definite fisiologiche e che spesso non
possono essere riconducibili ad un periodo cronologico ben specifico, in
quanto i processi di maturazione biologica seguono ritmi individuali.
L'allenatore deve sempre tener presente questi aspetti sia per impostare il
lavoro (sempre secondo le esigenze psico-fisiche degli allievi ed il grado
di maturazione biologica), sia per non incorrere in erronee conclusioni
qualora si verifichino improvvisi cali prestativi degli aspetti
tecnico-coordinativi che
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