4-4-2

La tattica

 Il 4-4-2 e’ forse la tattica più usata nel calcio moderno insieme al 3-5-2. La variazione tattica del libero alle spalle dei difensori, sorpassata quasi del tutto dalla seconda metà degli anni ’90, era usata principalmente da squadre tendenzialmente difensive, mentre oggi con quattro uomini in linea si cerca soprattutto la squadra corta ed il fuorigioco.Applicare questo modulo di gioca significa avere a disposizione calciatori dotati di buona forma fisica.

 

La didattica: le caratteristiche dei calciatori 

 

Libero:

Deve avere qualità nel leggere il gioco (spesso è il leader in campo) dato che grava su di lui il compito di orchestrare la difesa. Agisce alle spalle dei compagni di reparto e davanti al portiere. 

 

Stopper:

Marca stretto la punta avversaria o il trequartista. Sovente partecipa all’ impostazione dell’ azione offensiva distribuendo palloni ai centrocampisti o lanciando in profondità. 

 

Terzini:

Marcano le ali avversarie e spesso hanno attitudini offensive, per cui e’ richiesto di portare palla lungo le fasce arrivando al cross sovrapponendosi ai centrocampisti laterali. 

 

Ali:

Hanno in genere più spazio dei compagni che agiscono al centro del campo; si accentrano o vanno loro stessi al cross con il supporto dei terzini.

 Centrocampisti centrali:

Dettano il ritmo alla partita distribuendo palloni su tutti i fronti. In fase difensiva devono appoggiare il reparto arretrato. Tecnica e abilità nel passare la palla non devono mancare a chi ricopre questa posizione.

 

Attaccanti:

Nella tattica del 4-4-2 attaccare e’ il primo e prioritario obiettivo; possono decentrarsi per non dare troppi punti di riferimento agli avversari o a turno tornare a centrocampo.

 

Il pressing

 Il pressing può essere definito come movimento collettivo che restringe lo spazio al portatore di palla e ne riduce il tempo utile di giocata.Il pressing risulta essere un movimento coordinato di più giocatori (quindi utile ma nello stesso tempo delicato in questo gioco a zona) e, nella fase cruciale della sua applicazione, ha l’ obiettivo di indurre il possessore di palla ad una giocata obbligata, pertanto prevedibile (dribling o passaggio), o ad una giocata casuale, che consenta di riconquistare palla ad uno dei giocatori che hanno dato origine all’ azione collettiva.

La profondità dalla quale iniziare a pressare dipende fondamentalmente da tre fattori:

1.     Dalle caratteristiche delle punte;

2.     Dalla condizione fisica-organica dei giocatori;

3.     Dalla presunta forza della squadra avversaria.

E’ sottinteso che nel corso dell’ incontro si potrà modificare il piano relativo all’ applicazione del pressing in funzione del risultato.Nel caso in cui le due punte facciano della velocità le loro armi migliori (in sostanza se hanno caratteristiche ideali per giocare di rimessa), sarà opportuno iniziare il pressing dalla linea mediana.Se invece i due attaccanti non possiedono una grande velocità, ma hanno altre caratteristiche (come ad esempio l’ opportunismo e l’ abilità nel gioco di testa), sarà opportuno iniziare il pressing dalla trequarti ed eventualmente anche oltre.

Per quanto riguarda il rapporto “forza della squadra avversaria-profondità di inizio del pressing”, e’ da notare che:

·        Se l’ avversario e’ palesemente più debole, il pressing inizierà a partire dal limite dell’ area avversaria;

·        Se la squadra avversaria e’ di pari livello alla nostra, si inizierà il pressing sulla trequarti avversaria;

·        Se l’ avversario e’ potenzialmente più forte, le due punte dovranno rientrare nella nostra metà campo, ed il pressing inizierà dalla linea mediana.

L’ applicazione del pressing in una determinata zona o profondità, dipende anche dal ruolo ricoperto dai giocatori individuati come punti deboli (ammesso che ci siano) della squadra avversaria.

Il gioco a zona

Questo modulo di gioco è definito tradizionalmente “gioco a zona”. Infatti in riferimento alla posizione del portatore di palla, e quindi della palla, ogni giocatore deve ricoprire un determinato spazio (appunto zona) entro il quale deve applicare una marcatura, la quale non è detto che debba essere effettuata sistematicamente sullo stesso uomo.Grande importanza è ricoperta dall’ orientamento che un giocatore possiede in campo.Ad esempio un difensore deve sapersi orientare in modo da poter vedere la palla e la propria porta, e deve interporsi tra l’avversario e, appunto, la propria porta.In questo contesto, un difensore deve essere in grado di effettuare una marcatura ad uomo o di anticipo; deve cioè essere in grado di intercettare la traiettoria del pallone o, come già detto, di interporsi tra porta da difendere ed avversario.

 Altro concetto importante è quello di “lato forte” e “lato debole”.Per lato forte si intende il lato in cui si trova il portatore di palla;il lato debole è invece il lato lontano dal portatore di palla avversario, in cui possono essere dislocati eventuali avversari.I giocatori che agiscono sul lato forte dovranno attuare una marcatura tanto più stretta quanto minore è la distanza tra l’avversario di turno (quello che agisce, sia pur temporaneamente, nella zona di competenza di un determinato difendente) ed il portatore di palla, mentre i giocatori che si trovano ad agire sul lato debole, dovranno badare più a coprire gli spazi. Mettendo in relazione la marcatura a zona e la copertura della zona, si può affermare che c’e’ proporzionalità inversa tra le due cose: più la marcatura sull’ avversario di turno e’ stretta, meno efficace risulta la copertura della zona da presidiare. Al contrario, più si copre la zona, meno stretta risulterà la marcatura. 

         Inoltre possiamo evidenziare che nell’applicazione di questo tipo di gioco si formano, quasi naturalmente, in base alla posizione occupata in campo, coppie e terne di giocatori.

Questi raggruppamenti, all’ interno della squadra, sono necessari poiché giocatori che agiscono in zone di campo adiacenti o comunque vicine, debbono collaborare a vicenda in maniera totale.Affinché ciò avvenga, durante gli allenamenti i giocatori facenti parte della coppia o della terna debbono esercitarsi a stretto contatto, in modo da affiatarsi sempre di più. 

Ultima caratteristica da noi presa in considerazione è quella di squadra corta e stretta.

Nel gioco moderno, e in particolare in questo gioco a zona, quando la palla è in possesso degli avversari, la squadra protesa alla riconquista della sfera deve disporsi sul campo in modo da essere corta (facendo riferimento alla lunghezza del campo, tutti i giocatori dovrebbero stare in circa 30 metri) e stretta (facendo riferimento alla larghezza del campo, i giocatori si disporranno in modo da creare superiorità numerica nella zona della palla).Però per quanto riguarda la fase offensiva, la squadra deve sempre mantenersi corta, sia pure con le dovute modifiche delle posizioni dei giocatori, bensì non deve più essere stretta.Essa dovrà cercare di portare il maggior numero di giocatori davanti alla linea della palla, scaglionati in modo tale che il portatore di palla abbia diverse possibilità di giocata.I giocatori, inoltre, dovrebbero essere dislocati ad una distanza dal portatore di palla tale da poter essere raggiunti facilmente da un passaggio.Un altro obiettivo, comunque legato alla dislocazione dei giocatori (sempre in fase offensiva), è quello di cercare di far aumentare il più possibile le distanze tra gli avversari, in modo da avere a disposizione spazi più ampi per sviluppare l’ azione. 

Diagonale difensiva

Prenderemo in considerazione questa caratteristica del 4-4-2 secondo un’ esercitazione in esecuzione statica.Quattro giocatori (a-b-c-d) fungono da allenatori (ognuno è in possesso di un pallone) e si collocano ad una distanza tale da occupare omogeneamente tutto il campo in larghezza, a 15/20 metri dalla linea dell’area di rigore (fig. 11).

Fig.11

 I quattro difensori (3-5-6-2) si dispongono ognuno di fronte ad un “allenatore”, a circa 10 metri di distanza dallo stesso.Al segnale dell’allenatore di attaccare il portatore di palla “a”, i quattro difensori si dovranno orientare come nella fig. 12, formando due linee di copertura.La disposizione che ne scaturisce prevede che il difensore n°5 deve essere in grado di dare copertura al n°3, qualora egli fosse superato da “a”, e marcare di anticipo “b”, qualora quest’ultimo fosse il destinatario del passaggio di “a”.Il n°6 da copertura sia al n°3 che al n°5 e marca d’ anticipo “c”, mentre il n°2 si accentrerà, allineandosi con il n°6, in modo da produrre superiorità numerica nella zona del portatore di palla avversario ed in modo da marcare d’ anticipo o chiudere su “d”.Al segnale dell’ allenatore i quattro difensori si collocano di nuovo nella posizione iniziale (fig. 11) e, ad una nuova indicazione del mister, attaccano il portatore di palla “b”, orientandosi in modo da formare una sola linea di copertura, come nella fig. 13, nella quale il n°5 attacca il portatore di palla “b”, il n°3 da copertura al n°5 e nello stesso tempo marca d’ anticipo “a”, il n°6 da copertura al n°5 e marca d’ anticipo “c”, mentre in n°2 si allinea con il n°3 e il n°6, accentrandosi in misura tale da occupare una posizione di compromesso, che gli permetterà di marcare d’ anticipo o chiudere si “d” e di produrre superiorità numerica nella zona del portatore di palla avversario.Essendo speculare l’atteggiamento tattico da tenere sulla metà destra del campo rispetto alla sinistra, la copertura su “c” (fig. 14) verrà effettuata come su “b”, mentre la copertura su “d” (fig. 15) verrà effettuata come su “a”.E’ da notare che quando la palla e’ in zona laterale si effettua una diagonale che prevede due linee di copertura; così facendo non si ricorrerà alla tattica del fuorigioco, poiché di difficile applicazione.Quando la palla e’ in zona centrale, cioè quando e’ in possesso di “b” o di “c”, si effettua una sola linea di copertura; così facendo la tattica del fuorigioco diventa quasi applicabile “individualmente” e quindi con meno rischi che essa fallisca.Con la palla in zona centrale il portiere dovrà essere pronto a trasformarsi in libero, qualora non scattasse la trappola del fuorigioco. 

 

La tattica del fuorigioco

         Nella strategia generale di squadra, la tattica del fuorigioco potrebbe essere definita come l’ insieme dei comportamenti che si pongono come obiettivo la riconquista della palla; riconquista che può avvenire in due modi:

·        Usufruendo di un calcio di punizione indiretto;

·        Sottraendo la palla agli avversari in virtù dell’ applicazione del pressing.

 Nell’ attuazione del fuorigioco e’ indispensabile che uno dei due difensori centrali detti i tempi, a voce o magari con una parola d’ ordine, dell’ esecuzione.L’ allenatore, preventivamente, darà l’ incarico di comandare il fuorigioco al centrale che si dimostrerà più capace nell’ assolvere tale compito. La tattica del fuorigioco non può prescindere dalla contemporanea applicazione del pressing; mettere in fuorigioco gli avversari senza fare pressing sul portatore di palla significherebbe invitare lo stesso all’ azione personale, con probabilità di riuscita molto elevata. Al contrario, il pressing può essere applicato senza dover ricorrere necessariamente al fuorigioco. Nella fig. 88 sono contraddistinti con i simboli a-b-b1-b2-c1-c2 alcuni settori della nostra metà campo, con lo scopo di indicare l’ area entro la quale l’ applicazione della tattica del fuorigioco, dopo palla respinta, in contemporanea all’ applicazione del pressing, ha buone probabilità di riuscita, o meglio, determina rischi tollerabili. 

La zona contraddistinta con la lettera a (zona centrale) e’ quella che, a nostro parere, e’ la meno rischiosa per applicare il fuorigioco dopo palla respinta dalla difesa, in quanto e’ l’ area a più alta densità di giocatori della nostra squadra.Proviamo a pensare ad una respinta di un nostro difensore con palla che viene indirizzata in un qualsiasi punto della zona a; su quella palla saranno in grado di andare a pressare almeno tre-quattro giocatori che, con il movimento coordinato di uscita dei difensori, determineranno la riconquista della palla (tramite trappola del fuorigioco o tramite l’ applicazione del pressing).L’area b, pur essendo una zona centrale e quindi ipoteticamente adatta all’ applicazione del fuorigioco, non lo e’ perché non è una zona ad alta densità di giocatori della nostra squadra; infatti se la respinta della palla avvenisse dai pressi dell’ area di rigore, al massimo potrebbero esserci nell’ area b uno od entrambi gli attaccanti; pertanto l’ applicazione del pressing risulta difficile anche in considerazione del fatto che i centrocampisti che volessero andare a pressare in tale zona sarebbero inevitabilmente in ritardo.C’è inoltre da tener conto che il fuorigioco viene punito a partire dalla linea mediana del campo e quindi applicare il fuorigioco in prossimità della linea di centrocampo comporta rischi troppo elevati se posti in confronto con l’ obiettivo che ci si propone.Le zone c1 e c2, zone laterali, non si prestano all’ applicazione di questa tattica, per il semplice fatto che, dopo palla respinta in queste zone, ad attaccare il portatore di palla sarebbe un numero esiguo di giocatori (uno-due), quelli cioè più vicini alla palla, mentre gli altri salgono verticalmente.Ne consegue che il numero di giocatori che vanno in pressing non garantisce, con buona certezza, la riconquista della palla; pertanto il rischio che il portatore di palla possa superare colui o coloro che sono andati ad attaccarlo, per poi involarsi indisturbato verso la porta, sconsiglia l’ applicazione in tali zone.Per quanto riguarda le zone b1 e b2 applicare il fuorigioco è sconsigliabile perché in esse si sommano gli inconvenienti in precedenza esposti per la zona b e per le zone c1 e c2.

 

     

Ultimo aggiornamento: 18-06-07